Le quattro debolezze del centrodestra

By Simone Bressan

febbraio 3, 2015 politica

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L’elezione di Sergio Mattarella e il processo politico con cui l’ex Ministro della Difesa è arrivato al Quirinale certificano, se mai ve ne fosse il bisogno, che il centrodestra vive una fase estremamente complicata: politicamente debolissimo e sostanzialmente irrilevante.

La prima debolezza è quella del partito principale. Forza Italia vaga per giorni alla ricerca di una via mediana tra l’appoggio al governo di Ncd e l’opposizione di Matteo Salvini. La sintesi, con ogni evidenza, riesce malino e il partito di Berlusconi è costretto a contarsi nell’aula del Parlamento riunito in seduta comune. Ne esce una specie di Vietnam con schede bianche, voti a Mattarella promessi e dati, sprint in cabina per dimostrare di non aver scritto nulla sul foglio e la sensazione che, ormai, siamo alla guerra tra bande. A peggiorare un già poco roseo scenario c’è la pantomima vergognosa sul nome di Antonio Martino: la bandiera del liberalismo italiano viene prima agitata, poi rimessa nel cassetto e calpestata perché ad una battaglia a viso aperto si è preferito la trattativa ad oltranza e la conseguente ritirata.

Non meglio, va detto, fa l’Ncd di Angelino Alfano. Renzi tratta alleati di partito o di governo con lo stesso sprezzante ghigno con cui ha liquidato il povero Enrico Letta. La proposta di Sergio Mattarella arriva con il modo sbagliato, il tono sbagliato e nel momento sbagliato. Ncd non può né incassare come nulla fosse né ribellarsi: un Ministro dell’Interno che non vota un Presidente della Repubblica è, più che irrituale, pura fantascienza. La manovra con cui Area Popolare percorre la strada stretta dell’appoggio a Mattarella non può che lasciare sul campo più di qualche danno collaterale e certamente non aiuta lo sbrigativo comunicato di Renzi, che sembra anzi ribadire l’identificazione totale del suo governo con la persona e gli umori del segretario Pd.

Non possono esultare nemmeno Fratelli d’Italia e Lega Nord. La loro debolezza, la terza del centrodestra, è tutta nella candidatura di Feltri: lanciata con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati e passata sotto silenzio quasi fosse uno dei tanti modi per disperdere il voto. Eppure Meloni e Salvini potevano utilizzare questo momento per incalzare il centrodestra su un nome capace di aggregare un fronte un po’ più ampio di quello dei pochi parlamentari lepenisti presenti tra Montecitorio e Palazzo Madama. Forse Martino è troppo liberali per i nipotini del Front National, ma avrebbe segnato un punto a favore dei tanti che sperano arrivi un segnale, anche per sbaglio, dalla galassia del centrodestra nazionale.

Sempre per stare in tema di astronomia spicciola, il cielo sopra i moderati italiani vede sorgere una stella nuova. Se astro nascente o stella cadente ce lo dirà il futuro abbastanza prossimo ma l’inizio non è dei migliori. In un panorama tutt’altro che vivace, Corrado Passera lancia la sua Italia Unica proprio in coincidenza con l’elezione di Mattarella. Risultato: nessuno se ne accorge, nessuno ne parla e così, al vuoto di contenuti di questo schieramento impegnato da vent’anni a ripetersi le stesse cose, si somma l’incapacità comunicativa di quelli che invece i contenuti ce li avrebbero o almeno vorrebbero provare a metterceli.

E’ possibile che questa quattro debolezze generino una forza elettorale in grado di reggere l’urto? L’impressione è che la somma di sigle sia la via – italiana e sbagliata – al fusionismo. La riflessione che serve oggi è molto più profonda, è addirittura pre-politica e necessita di un cambio di passo deciso e di una buona dose di originalità: impossibile pensare di cambiare le cose rifacendo sempre gli stessi errori.

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