Quirinale, si vota: c’è il nome. E non piace al centrodestra

By Simone Bressan

gennaio 30, 2015 politica

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Tutte. Silvio Berlusconi le ha tentate tutte per mantenere in vita il patto tra centrodestra e centrosinistra. Ha incontrato il premier nemico, ha mandato gli sherpa a trattare, a proposto una rosa di nomi. Amato in testa a tutti, il suo preferito, poi Monti (altro suo pallino), Dini e Marini. Alla fine il centrosinistra ha voluto fare di testa sua e forzare la mano.

Hanno virato prima su D’Alema e poi, visto il passo indietro di quest’ultimo davanti alle polemiche, hanno scelto una figura più istituzionale: Giorgio Napolitano. Già Presidente della Camera, già Ministro, migliorista del Pci, senatore a vita e quindi istituzionale per definizione.

Dalle parti di Forza Italia giurano che non si può fare ma c’è anche chi assicura che il Cav ci starebbe pensando: tutto sommato il nome non è male, anche se il metodo non è dei migliori. E poi c’è il rischio che possa uscire un nome addirittura peggiore, quindi tanto vale. La parte centrista della Casa delle Libertà è invece più possibilista: Napolitano è un nome di garanzia, anche se di parte, e poi c’è l’endorsement del Presidente uscente che pare apprezzare.

Rimane soltanto da discutere la strategia: uscita dall’aula e Aventino oppure scheda bianca come a dire di non condividere ma nemmeno osteggiare? Staremo a vedere ma giunti sin qui la verità è una sola: il centrodestra ha trattato male e senza lucidità. Ha concesso molto in cambio di poco ed è finito rapidamente marginale, con il metodo Ciampi e le larghissime intese sacrificate sull’altare dell’autosufficienza del centrosinistra. Certo, un problema di prospettiva rimane: i moderati non sono mai maggioranza quando si elegge il Presidente della Repubblica e, cosa più importante, non hanno mai un candidato credibile. Ma da qui al 2013 ci sarà tempo per elaborare una strategia.

(disclaimer: iniziano le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Anno 2006)

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