Una sinistra che cambia

By Giovanni F. Accolla

novembre 3, 2014 politica

changesRenzi dixit: “Una sinistra che non cambia è destra”. Ma una sinistra che cambiando secondo i dettami del segretario del partito di maggioranza diventa destra (ok, lo dico meglio: diviene psudo-destra), che cos’è? Ah, certo, dimenticavo: il partito della nazione! Il sogno di un individualismo politico senza individui, con un solo uomo al comando che come individuo, per altro, lascia abbastanza a desiderare.

Il gran parolaio Renzi è oramai in compagna elettorale permanente. È un Berlusconi (senza denaro, né carisma, né storia personale, ma con ben superiori ambizioni personali) al quale – oramai – è permesso tutto e di tutto. A parte che gli annunci a cui ci ha abituato stanno sempre più prendendo il sapore delle lusinghe elettorali, solo a titolo d’esempio e tanto per ricordare come ormai stiano le cose, rammentiamo di averlo visto mettere a capo del “Legislativo” di palazzo Chigi l’ex capo dei vigili di Firenze, convocare conferenze stampa al solo fine di presentarsi con il gelato in mano, smontare i ministeri e le loro prerogative istituzionali come meglio ha creduto (la Farnesina, per esempio, senza politica europea, privata della Cooperazione e presto senza promozione culturale e Enit – è oramai il simulacro di ciò che era solo qualche anno fa), lo ho visto, il buon Renzi, dicevo, andare avanti a colpi di maggioranza, poi, per promuovere leggi che si rivelano presto prive di coperture economiche, occupare spudoratamente ogni genere di spazio televisivo, blaterare con una rara faccia di tolla in un inglese improbabile dinnanzi ad una basita platea internazionale e minacciare, infine, di cacciare dal partito chiunque dissenta dalla sua linea.

Ecco, la verità è che se Landini e compagni lasceranno la “ditta” (e non vedo perché non dovrebbero farlo, se ambiscono, al meno, a non morire zitti) gli faranno il miglior favore pre-elettorale possibile: lo decomunistizzeranno.

Dinnanzi agli elettori sempre più disperati (i numeri della disoccupazione sono sconfortanti anche in prospettiva, il ministro Padoan può dire quel che gli pare) e totalmente disinformati, Renzi si presenterà come l’ennesimo ma più volitivo e più giovane uomo della Provvidenza. Narrerà, con l’enfasi del racconta balle che lo contraddistingue, un’epica di se stesso in cui egli è l’ultima e l’unica risorsa per il cambiamento epocale che il Paese attende da ben oltre un ventennio e, scaricherà, naturalmente, le colpe del proprio fallimento e l’infrangersi dei suoi sogni di rottamatore sul cattivo sistema complessivo, che va dai perfidi sindacati alla vetusta Costituzione. E – una volta, appunto, lasciati al loro destino i comunisti – potrà aver finalmente salda la presa su un bacino elettorale infinito. Quella porzione maggioritaria dell’elettorato italiano, per intenderci, a cui Berlusconi si è per vent’anni affidato e che oggi, non a torto, si sente tradita e priva di una guida certa.

Con il rinvio a giudizio di Verdini per la questione P3 (probabilmente solo il primo segnale – a sentir quei “si dice” che girano nei palazzi romani – di una ennesima uscita di scena di un protagonista per via giudiziaria), il lento logoramento di Forza Italia e la radicalizzazione dei Fratelli d’Italia su posizioni leghiste (anche se legittime, personalmente non le condivido) che senz’altro saranno minoritarie sul piano del mero consenso, il gioco è fatto. Non serviranno le articolesse domenicali di Eugenio Scalfari su Repubblica, né le analisi del Sole 24 Ore che hanno già segnalato come le riforme già approvate, anche dai precedenti governi, arranchino per le lentezze burocratiche del Parlamento.

In un’ipotetica roulette politica ora consiglierei di puntare tutto su una imminente accelerazione per l’individuazione di una legge elettorale. Quale? Una qualunque e aperta, per altro, a qualunque maggioranza, qual ora Forza Italia o Renzi stesso si tirassero indietro sul patto del Nazareno. Il consenso per il Premier mai eletto pian piano diminuisce (anche se – ai miei occhi inspiegabilmente – ancora regge oltre il cinquanta per cento) e visto mai, gli italiani si accorgessero di quale dimensione sia il suo bluff. Dunque al voto, basta che si faccia presto. Mentre i problemi degli italiani possono attendere, il partito della nazione non è che lo si possa fare sempre, bisogna che il popolo sia disperato, narcotizzato quanto basta, insomma cotto a puntino.

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