Le ragioni di Fitto e Capezzone

By Simone Bressan

ottobre 3, 2014 EDITORIALE politica

Faccio una premessa perché è di metodo e si rende necessaria: io ho un’opinione sensibilmente diversa da quella di Raffaele Fitto e Daniele Capezzone. Un anno fa ritenevo utile per il centrodestra continuare a sostenere un governo di emergenza nazionale come quello di Enrico Letta, guidato da un esponente di assoluta garanzia per tutti, senza particolari ambizioni egemoniche sul futuro e, cosa più importante, retto da una maggioranza in cui l’allora Pdl rappresentava uno dei due azionisti di rilievo.

E’ andata diversamente e nei giorni in cui si discuteva dell’opportunità di stare o meno al governo non ci si è, more solito, occupati del merito delle cose. Si è teso a dividere il mondo in fedeli e traditori, lealisti e presunti poltronari. Fitto e Capezzone stavano tra i primi (molto numerosi), io tra i secondi. Al tempo, va detto per linearità del ragionamento, non si sono spesi moltissimo per garantire al partito quel pluralismo necessario ad alimentare una discussione serena e oggi pagano le conseguenze di quella scelta, finendo loro in minoranza ed essendo trattati nella migliore delle ipotesi come traditori, nella peggiore come degli sciocchi.

Una cosa andrebbe però sottolineata: Raffaele Fitto e Daniele Capezzone non hanno cambiato idea. Io posso non condividere questa posizione ma non riconoscerglielo è disonesto intellettualmente. Dicono oggi le cose che dicevano ieri e lo fanno nei confronti di un governo che politicamente ed elettoralmente è molto più pericoloso per Forza Italia di quanto non fosse il governo di Enrico Letta. Perché Renzi compete sul terreno dei temi cari all’elettorato di centrodestra e perché ha davanti una prospettiva di lungo periodo che Letta non aveva. Per tacere del fatto che con Forza Italia in queste condizioni di confusione totale, Berlusconi ha una capacità di incidere politicamente sulle scelte ridotta al minimo. E non si citi il Patto del Nazareno per dimostrare il contrario perché in quel caso l’accordo è tra i legittimi interessi di Renzi e i legittimi interessi di Berlusconi: Forza Italia, il centrodestra e anche il Pd c’entrano ben poco.

La posizione di Ncd è politica, quella di Fitto e Capezzone anche:hanno visioni diverse rispetto alle larghe intese ed interpretano due possibili soluzioni per il collocamento politico ed elettorale del centrodestra. La posizione di Forza Italia non c’è, o meglio non si capisce: succube culturalmente di Matteo Renzi non riesce ad incidere nelle cose che contano (l’art.18 è un’operazione tutta nata in Ncd) e non esiste nel dibattito politico. Siete sicuri che minacciando i due presunti dissidenti questa contraddizione si risolva?

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