Renzi, la dittatura della volgarità

By Giovanni F. Accolla

luglio 23, 2014 politica

Anche se sono pochi, al meno per ora, ad essersene accorti, Renzi è la peggiore iattura che questo Paese potesse augurarsi. Sul solco del populismo di un Berlusconi imbolsito dal potere e da una corte di biechi approfittatori e sfiaccato dalla resistenza di giornali e magistrati, Renzi – cambiando verso (nel senso che è sostenuto da mediocri ma al momento fedeli collaboratori e da tutta la stampa che conta) – sta realizzando il sogno, tutto berlusconiano, di riformare il Paese, non per davvero, ma di renderlo a sua immagine e somiglianza.

Come Berlusconi ha polverizzato il centro destra, il fiorentino ha oramai cancellato il centro sinistra: il premier-segretario è più autosufficiente di quanto non lo fosse stato l’ormai ex-cavaliere nel 2008. Lì non c’è più spazio politico se non alla sua corte. Chi dissente è fuori e, addirittura, alla sua sinistra s’è formata la fila per salire a bordo di un Pd senza più colore, dove come sola effige c’è il suo “bel faccione” di giovane sempre più smargiasso e sempre più pingue.

Renzi sta ora smantellando, pro domo sua, la Pubblica Amministrazione con false riforme e con false riforme sta cambiando (in peggio) la Costituzione italiana. La sua politica non è (magari lo fosse!) liberista, come denuncia qualche sparuta voce da sinistra, ma liberticida. Non c’è in cantiere una sola riforma strutturale e per davvero radicale. Di quelle di cui avrebbe urgente bisogno il Paese. Ogni parola del premier è un annuncio che si perde nell’ombra dell’annuncio successivo.

Il debito pubblico galoppa, l’export è sempre più fiacco, la produzione industriale diminuisce. Il valore degli immobili è drammaticamente sempre più basso e i mutui contratti dagli acquirenti sono sempre più straordinariamente eccessivi rispetto il valore dell’acquisto. La disoccupazione ha la dimensione della piaga sociale. Siamo ogni giorno più poveri e facciamo finta di non capirlo perché la consapevolezza del declino spaventa. Perché metterebbe in moto finalmente le responsabilità e risorse individuali, mentre gli italiani hanno deciso (ancore una volta) di affidarsi alla speranza e legare il proprio singolo destino a quello di un ulteriore uomo della Provvidenza.

Ecco, Renzi piace (per ora) perché è – nonostante tutto – rassicurante e poco impegnativo (come ogni prodotto sotto culturale). E in questo mix di rassicurazione e disperazione, ogni giorno che passa e che passa con lui e il suo governo, in Italia c’è un po’ meno democrazia. Ahimè (già mi sono fustigato abbastanza), hanno ragione i Travaglio e perfino i Grillo.

Anche se non sono vissuto né con il culto democratico dell’egualitarismo ad ogni piè sospinto, né – tantomeno – con il feticismo della “Costituzione più bella del mondo” da difendere con le unghie e con i denti; sono preoccupato e sconvolto per la volgarità che Renzi esprime e rappresenta, per la volgarità del suo lessico, della sua mimica, della sua politica da imbonitore di paese. Tanto per fare un esempio: uno che ha la faccia da culo da presentarsi dinnanzi ad una platea internazionale e blaterare in un tale improbabile inglese, come lo vogliamo definire? E il suo discorso di insediamento al Senato? E il modo in cui gestisce le conferenze stampa? E via dicendo in un’infinita collezione di trivialità che lasciano sgomenti. E dove sono finiti quelli che spaccavano il capello per stigmatizzare i comportamenti poco istituzionali di Berlusconi?

Si, sono preoccupato perché la dittatura della volgarità, a mio avviso, è la peggiore ed è quella che fa danni più gravi e permanenti. Appiattisce i sogni, corrode l’anima è, insomma, un autentico delitto. Così, mentre in Italia è in atto il principio darwiniano della sopravvivenza del più volgare, l volgarità più grande che trovo in Renzi, debbo dire, consiste nel pretendere di essere ciò che non è: un democratico e un moralizzatore.

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