Il profondo malesse dell’ippica italiana

ippicamalataChe il mondo dell’ippica italiana attaversi un grave stato di crisi è sotto gli occhi di tutti. A cosa servono quindici giorni intensissimi di corse clandestine – e mesi di corse alla luce del sole – se poi, al momento della verità, i risultati dei Grand Prix sembrano provenire da un altro pianeta? È chiaro che, con qualche rarissima eccezione, gli Ippodromi italiani sono ormai screditati. Nel GP nazionale del 2013 avevano gravemente sottostimato i tempi di Igor Brick. Nel 2014, per paura di compiere lo stesso errore, hanno sovrastimato i pentastellati e toppato clamorosamente i numeri di Fan Idòle.

Nei prossimi giorni, su queste pagine, stileremo la classifica di rendimento degli Ippodromi. Che però sarà soprattutto una gara a chi ha sbagliato meno clamorosamente. Perché hanno sbagliato proprio tutti, perfino chi – come l’Ippodromo di San Walter Giuliano – ha comunque sempre registrato un divario notevole tra i due cavalli di testa. E non sono stati fuori (e di molto) dal margine d’errore soltanto i risultati di Fan Idòle e Igor Brick. Che dire, per esempio, delle pacchiane sviste sui tempi di Ipson de Scipiòn o Ipson de la Boccòn?

In molti, come sempre, se la prenderanno con i vostri umili telecronisti che rischiano, in prima persona, solo per consentire agli appassionati italiani di non ritrovarsi con una scena ippica ai livelli del Mozambico. Ma, lo ripetiamo ancora una volta, noi ci limitiamo a raccontare quello che tutti – nelle riviste specializzate o nelle scuderie – conoscono perfettamente. Il vero problema è che i direttori degli Ippodromi, passata qualche settimana tra gli sberleffi, continueranno imperterriti a sfornare dati che non hanno niente a che fare con una realtà fatta di terra, sudore e zoccoli. E le scuderie, come sempre, continueranno a prendere le loro decisioni in base a numeri sballati e cronometri rotti.

L’ippica italiana è costretta, ogni anno, a due settimane di clandestinità. Il motivo di questa censura, dicono, è quello di proteggere gli spettatori più facilmente influenzabili nel momento delle scommesse finali. Ma qui, di influenzabile, c’è solo un gruppo di scuderie che affida spesso le proprie sorti a Ippodromi di terz’ordine e allibratori senza scrupoli. Altro che corse clandestine, qui c’è da spezzare le catene per tutto il movimento ippico italiano. L’alternativa, l’unica alternativa, è quella di far diventare illegale – 365 giorni all’anno – qualsiasi corsa di cavalli.

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