Bondi il fedelissimo lab/dem

By Michele Di Lollo

aprile 24, 2014 politica

bondi

S.B. Così Sandro Bondi firmava una delle sue tante poesie. Il destinatario era Barack Obama. “Impronta ancestrale/Fuoco purificatore/Cammino spirituale/Perla nera”. Un tributo al primo presidente black degli Stati Uniti che fece sobbalzare chi in Italia si permetteva di fargli notare che alla Casa Bianca fosse giunto un uomo di sinistra. Per un dirigente di spicco del primo partito di centrodestra italiano non fu proprio il massimo. Ma la fiducia nella mente illuminata del sommo Bondi portò molti militanti a passarci su, a chiudere un occhio. Evidentemente nel tributo intellettuale c’era qualcosa di più, una radice politica che a distanza di tempo diventa nitida.

In una lettera pubblicata oggi sul quotidiano “La Stampa”, il fedelissimo di Silvio Berlusconi apre a Matteo Renzi. Una mossa che in piena campagna elettorale creerà non pochi problemi a Forza Italia. Un autogol o come la definisce lui “una riflessione sviluppata con l’intenzione di essere il più possibile onesto e obiettivo” che ha suscitato molto clamore nel dibattito politico. Forza Italia non ha strategia per il futuro, il centrodestra è diviso ed in cerca di identità. Tutto è affidato più ancora che nel passato al carisma di Berlusconi. Il senatore Bondi decreta il fallimento del suo partito e sceglie di intraprendere un’altra via. Chiede ai suoi di sostenere il presidente del Consiglio. L’ex ministro della Cultura ed ex coordinatore del Pdl invita Berlusconi a dire chiaramente che se Renzi farà delle cose giuste lo sosterrà e che lo criticherà o lo avverserà con fermezza solo se non manterrà fede alle sue promesse di cambiamento e di modernizzazione dell’Italia. Secondo Bondi il premier rappresenta senza dubbio la prima vera cesura nella sinistra italiana rispetto alla sua tradizione comunista. Anzi, la sinistra di Renzi si colloca oltre la tradizionale socialdemocrazia europea ed è più simile alla sinistra liberal americana di Obama e al nuovo labour party di Blair. In soldoni, il futuro del centrodestra sta nel solco della sinistra democratica mondiale. Senza riflettere, in caso, se esista qualcosa nel mondo che si batte e si organizza nella  metà opposta dello spazio politico. E che meriterebbe magari uno sguardo.

I dubbi sulla visione di Bondi sono molti, ma la sua storia politica personale scioglie ogni nodo. La sua carriera inizia come militante della Federazione Giovanile Comunista Italiana e come sindaco di Fivizzano per il Partito Comunista. Già allora gli attivisti lo paragonano scherzosamente a un ravanello: rosso fuori e bianco dentro. Entra in Forza Italia negli anni ’90 e per il partito di Berlusconi ricopre l’incarico di coordinatore nazionale dal 2005 al 2008. Dal 2008 al 2011 Bondi ottiene la carica di ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Poi, con la fondazione del Pdl, diventa uno dei tre coordinatori nazionali, incarico da cui ha presentato le dimissioni, sempre respinte, il 30 maggio 2011 e il 23 maggio 2012, a seguito delle elezioni amministrative. Con lo scioglimento del Pdl nel novembre del 2013 aderisce a FI ed è membro del Comitato di presidenza. Nell’aprile di quest’anno, invia una lettera di dimissioni da amministratore nazionale del partito.

All’origine della decisione, ufficialmente, c’è l’assenza delle competenze manageriali necessarie per svolgere quel ruolo. Nel fuggi fuggi genegerale, Bondi sceglie di “lanciare la bomba” proprio nel giorno in cui un altro (ex)lealista di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, ufficializza la sua adesione al Nuovo Centrodestra. Rumor affermano che, come accaduto per lo storico portavoce dell’ormai ex Cavaliere, sia la sua la progressiva emarginazione nella dirigenza del partito a motivare la scelta. “Colpevole” il cerchio magico sorto intorno al presidente.

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  1. sandra

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