Italiani, chi?

By Giovanni F. Accolla

febbraio 19, 2014 politica

Due ipotesi estreme e contrapposte dietro le complesse liturgie delle consultazioni di Renzi. La prima è che sia tutta una manfrina e che il giovane fenomeno abbia già da tempo in mente la sua squadra di governo e l’abbia già imposta a chi di dovere, come condizione per prendersi questa assai rischiosa responsabilità. La seconda è che davvero la baldanzosa operazione politica si sia arenata ai preliminari, proprio come se Renzi fosse un premier incaricato qualunque, uno da parodia della prima Repubblica. In tal caso – ahinoi più probabile – siamo fritti. Una riforma al mese un corno! Ma mi faccia il piacere!

Certo è che ogni riconferma di ministri appartenenti all’esecutivo Letta (o avanzi di pranzi politico-istituzionali già consumati) sono per il rottamatore una medaglia in meno sul suo fiero petto e un’ipoteca di immobilismo futuro. Se dovesse essere riconfermato Saccomanni all’economia, per esempio, come si giustificherebbe il blitz ai danni dell’immobile Letta, e come si fa – usando la ragione e non il bilancino politico – anche a riconfermare Alfano agl’Interni, la Lorenzin alla Salute, la Bonino agli Affari esteri e così via? Folle, poi, a me pare, proclamare che questo che sarà vuole essere un governo di legislatura: tutt’al più, per le modalità con cui è nato, potrebbe (anzi dovrebbe) definirsi “governo di scopo”. E lo scopo sono le riforme irrinunciabili che il Paese attende (sempre se qualcuno ancora attende qualcosa dalla politica) da più di vent’anni, se non dalla fondazione della Repubblica, nata – com’è noto anche ai feticisti della Resistenza – in un clima di drammatica emergenza.

Francamente non so valutarlo appieno il futuro premier, e neanche con la giusta serenità che ci vorrebbe. L’ho più volte detto, mi pare che ogni cosa che trapela – ingerenze del partito di Repubblica, indicazione di nomi dal Quirinale, veti tra i morituri alfanoidi e i paraculissimi verdiniani, così come i proclami di ipotetica scissione della sinistra Pd – non sembra raccontare discontinuità alcuna da quel passato che Renzi ha sempre proclamato volersi affrancare.

Piuttosto, quel che sembra avvenire nel sottofondo che conta e poco appare, è che c’è un vecchio assetto politico-economico sotto attacco (per dire: Della Valle che da dell’imbecille ad un erede di Gianni Agnelli, pare normale?) al quale – tra l’altro – lo stesso presidente Napolitano appartiene. E, in tal caso, anche il fenomeno “Cinque stelle”, se ci si pensa bene, sarebbe stato funzionale.

renzinum

La velocità con la quale Renzi s’è trovato al potere sembra proprio confermare che il cambio di passo fosse urgente, sia perché si erano profilate le condizioni, sia perché tale cambio, per realizzarsi, ha bisogno di assicurarsi tutte le posizioni di potere (leggi nomine) di qui a pochissimo in scadenza. E allora se così fosse, anche Renzi – il giovane, ardimentoso Renzi – andrebbe ad ingrossare le già nutrite fila degli “utili idioti”. Anzi, ne sarebbe il campione. Un campione, però, che se tale operazione riuscisse, non ci toglieremo più di torno per diversi lustri.

Abrogata per mancanza di interpreti e di idee la destra (come ben sappiamo), finita o resa residuale – grazie all’operazione Renzi a cui anche Cuperlo ha ceduto – la sinistra; sulla tundra del pensiero e sulle macerie della politica, ecco trionfare la tanto osannata terza Repubblica. Quella della “rappresentanza popolare zero”.

Altro che tramonto dell’Occidente, già una nuova alba è cominciata. Ma se ne accorto qualcuno che in Sardegna, come già avvenuto in Sicilia, è rimasto a casa la metà dell’elettorato? Del resto con chi prendersela? La politica ha fallito in toto, la magistratura ha tentato (e ancora è in agguato) di sostituirla con i rischi nefasti che ne sono scaturiti, il potere economico, poverino, si dovrà pur difendere! Che la democrazia vada a farsi benedire (a dire la verità, quando mai c’è stata per davvero?), viva il mercato che sia globalizzato o meno, viva il profitto finanziario e bancario, viva l’Europa delle spartizioni di potere e di interessi: eh, già – caro premier incaricato – italiani chi?

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