La trincea della minoranza Pd

By Simone Bressan

febbraio 10, 2014 politica

Trincea

Vincolare l’entrata in vigore dell’Italicum alla riforma del Senato. E’ l’emendamento che infiamma la trattativa, alla vigilia dell’inizio delle votazioni sulla legge elettorale in Aula alla Camera. Su questa modifica la minoranza Pd e i piccoli partiti fanno fronte comune: sarebbe la garanzia che non si andrà a votare subito dopo l’approvazione dell’Italicum, ma si manterrà l’impegno a fare le riforme costituzionali. Forza Italia non ci sta: se passa quella norma, dicono i berlusconiani, salta l’accordo con Renzi. Ma minoranza dem e altri partiti non vogliono demordere, fino all’ultimo.

La linea al Pd la darà Matteo Renzi, in un’assemblea con i deputati che era in programma per questa sera ed è stata rinviata a domattina alle 8.30, a poche ore dall’inizio del voto in Aula. Il segretario ha sempre detto che il Pd non voterà emendamenti fuori dall’accordo con Silvio Berlusconi. Dunque, dovrebbe invitare a ritirare le proposte di modifica fuori asse. Ma per tutto il giorno il segretario, con Maria Elena Boschi e Lorenzo Guerini, ha tenuto aperti i contatti per cercare di venire incontro alle perplessità della minoranza dem e degli alleati di governo. Ha parlato con Denis Verdini, ha incontrato Scelta civica e Popolari, dovrebbe sentire Angelino Alfano. E la trattativa dovrebbe proseguire fino all’ultimo minuto utile. Su tre emendamenti la minoranza Pd, in una riunione alla Camera, decide di stabilire la propria trincea su tre punti fermi: l’emendamento Lauricella, che vincola l’entrata in vigore dell’Italicum al superamento del Senato; l’introduzione di primarie obbligatorie, con qualche deroga ; un rafforzamento delle norme per la parità uomo-donna nelle liste.

“Il nostro obiettivo è aiutare Renzi”, afferma Gianni Cuperlo: non mettergli i bastoni tra le ruote, ma “migliorare” la legge e garantire il percorso delle riforme. E’ una richiesta, quest’ultima, che viene da tutti i partiti, tranne FI. Ncd, Sc, PI, Cd, Sel, Fdi, Lega e anche M5S, hanno chiesto di cancellare dall’Italicum le norme che riguardano il Senato. L’effetto sarebbe lo stesso dell’emendamento Lauricella: non si potrebbe tornare a votare senza aver prima modificato il bicameralismo perfetto. Un modo per blindare le riforme, ma anche per dare anche più respiro al governo e alla legislatura. Tant’è che qualcuno si spinge a inquadrare la mossa nella prospettiva di una staffetta a Palazzo Chigi tra Enrico Letta e Matteo Renzi, con l’orizzonte ampio del 2018. Di qui la contrarietà netta di FI, che vuole invece tenersi le mani libere per il voto anticipato e avverte: se passa l’emendamento sul Senato, salta l’accordo.

Gli azzurri, disposti ad aprire a qualche modifica tecnica, dicono no anche agli altri emendamenti, incluso quello sulla parità di genere che potrebbero al più accettare come semplice ordine del giorno. L’esito di questa trattativa finale lo si conoscerà probabilmente solo domani. Ma la minoranza dem, in ogni caso, non sembra avere intenzione di rompere con il segretario Pd, tant’è che qualcuno addirittura ipotizza sia in corso un gioco di sponda con lui. Se Renzi porrà un aut aut sugli emendamenti, appare probabile che la minoranza decida di seguire la linea del partito. Eventuali posizioni di dissenso a titolo individuale saranno dichiarate apertamente, assicurano, senza nascondersi dietro il voto segreto.

(Ansa)

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