Un gioco a somma positiva

By Andrea Mancia

febbraio 4, 2014 politica

casini590

Il sistema politico del nostro paese è parecchio strano, se interpretato con le categorie tradizionali della scienza politica. Ma il centrodestra italiano, in quanto a “stranezza”, non accetta lezioni da nessuno. Dopo che berlusconiani, anti-berlusconiani e post-berlusconiani hanno trascorso gli ultimi mesi discettando sul concetto di “tradimento” e sulla sua applicabilità ( o meno) al lessico della politica, basta che uno dei “traditori primordiali” del Cavaliere torni a casa – o quantomeno accenni un passettino in questa direzione – per rianimare, come d’incanto, una coalizione che sembrava in via di dissoluzione.

Tutto merito (o colpa, a seconda del punto di vista) di quel Pier Ferdinando Casini che nel 2008, non accettando la svolta del Predellino, decise di inseguire il sogno del Grande Centro per contrastare quel “bipolarismo muscolare” che, a suo dire, aveva soltanto provocato danni al paese. Tra gli applausi (scontati) dei mainstream media e i fischi dei “bipolaristi traditi”, Casini è riuscito prima a sopravvivere e poi addirittura a governare. Prima di inciampare nel più classico degli autogoal affidando il proprio “zoccolo duro” di elettori alle cure sapienti di Mario Monti e Gianfranco Fini. Che prima lo hanno dissanguato e poi sono morti (politicamente, per carità) di anemia fulminante

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