Dubbi sparsi sull’Italicum

By Simone Bressan

febbraio 1, 2014 politica

Tra proteste, franchi tiratori e pregiudiziali di costituzionalità bocciate, la legge elettorale ha ormai intrapreso il proprio cammino parlamentare e ottiene il primo sì della Camera. Ma tra i giuristi i dubbi sull’Italicum restano molti. Diversi i convegni organizzati in questi giorni e le opinioni raccolte lasciano aperte tante domande.

Tranchant il costituzionalista Gaetano Azzariti: “Ci stanno portando a un bipolarismo coatto che non risolve il nodo della governabilità. E’ vero che la sentenza della Corte Costituzionale non ha ammesso solo la preferenza unica e non ha escluso le liste bloccate brevi, ma se poi si prevede il riparto nazionale dei seggi, la possibilità reale di scelta dell’elettore è messa in discussione. Vedo una forte tendenza alla restaurazione”.

In altre parole, una tendenza a tornare al Porcellum o uno schema che gli assomiglia molto. Anche i correttivi introdotti, alzando al 37% la soglia minima per ottenere il premio di maggioranza e abbassando le soglie di sbarramento, “non sono sufficienti”, sostiene Massimo Siclari, professore di Diritto Costituzionale a Roma Tre. “Il 37% è una soglia bassa che fa scattare un premio troppo alto (15%): ciò disattende le indicazioni Corte. Se a questo si aggiunge una clausola di sbarramento, si produce un doppio sacrificio della rappresentatività. Una volta che viene assicurato a una forza politica di avere il governo, che diritto si ha di eliminare forze che hanno avuto il consenso di milioni di cittadini? Questo è un vulnus che non ha il supporto della ragionevolezza richiesta dalla Corte”. Forti perplessità arrivano anche da Pier Alberto Capotosti.

Il presidente emerito della Consulta è scettico sia sulla legittimità delle Camere votate col Porcellum – in particolare se chiamate a stendere riforme costituzionali, (“Scalfaro nel ’93 sciolse le Camere dopo il referendum: l’illegittimità di una legge elettorale è cosa ben più grave”) – sia sulla nuova norma in esame: “Siamo di nuovo di fronte a una legge con cui, attraverso il meccanismo del ballottaggio tra le due forze che hanno preso più voti se nessuna raggiunge il 37%, chi prende un voto in più prende il premio. E questo, come altri profili, è un aspetto che potrebbe portare nuovamente la legge di fronte alla Corte Costituzionale”. Un’ipotesi non così peregrina, che anzi i promotori del ricorso contro il Porcellum intendono cavalcare: “Nessun sistema maggioritario prevede il premio e neppure la soglia di accesso. Se il risultato concreto del nostro ricorso è l’Italicum mi pento: il Porcellum era meglio”, sostiene Felice Besostri, l’ex senatore Ds che insieme ad altri due avvocati, Aldo Bozzi e Claudio Tani è autore delle azioni arrivate fino a Cassazione e poi in Consulta.

Il ballottaggio previsto nell’Italicum solleva diverse critiche tra i giuristi, che in sintesi fanno notare alcune incongruenze: innanzitutto, questo spareggio interesserebbe i primi due partiti che, di fatto, non hanno conseguito il premio perché l’elettorato non li ha ritenuti meritevoli fino a quel punto, ma col ballottaggio riacquistano il diritto al premio in un confronto ristretto che esclude le altre forze; in secondo luogo, il ballottaggio non prevede una soglia minima per ottenere il premio; infine, gli altri partiti si vedrebbero decurtati di seggi legittimamente conquistati al primo turno, e questa sarebbe una lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza.

(ANSA)

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