Come sparigliare l’Italicum

By Gionata Pacor

gennaio 31, 2014 politica

scopone-scientificoCon maggiore o minore intensità, in Italia si discute continuamente di legge elettorale, come se fosse l’elemento fondamentale di un sistema istituzionale.

L’Italicum, questa contorta legge elettorale che sta emergendo dalle trattative tra i partiti, non si ispira ad un modello o a dei criteri logici che consentano garantire in modo equilibrato rappresentanza, governabilità ed alternanza. Si fonda piuttosto sui sondaggi della settimana, rinunciando ad ogni tentativo di risolvere i problemi che hanno afflitto i governi della seconda Repubblica. Ma il punto non è la legge elettorale. Il problema è a monte e a valle. A monte, nella selezione delle candidature prima delle elezioni, e a valle, nella possibilità di tradire il voto degli elettori dopo le elezioni.

Le riforme istituzionali di cui ha bisogno l’Italia sono due: una che renda le leadership dei partiti contendibili e limitate nel tempo e che tolga alle segreterie di partito la possibilità di nominare i parlamentari (per risolvere il problema a monte), ed una che tolga dalla testa del capo del Governo (Presidente o Premier) la spada di Damocle della fiducia del Parlamento, per cui quando si elegge un capo del Governo si sa che questo durerà per tutta la legislatura e lo si sottrae quindi ai ricatti delle correnti interne e/o dei partiti alleati nelle coalizioni (soluzione del problema a valle). Mentre quest’ultima richiede una riforma della Costituzione, la prima può essere messa in atto già dai partiti con adeguati regolamenti interni, qualsiasi sia la legge elettorale.

Nell’Italicum si avranno collegi piccoli e liste bloccate corte, ma non verrà eletto automaticamente chi prende più voti nel suo collegio perché si avrà un riparto nazionale dei seggi: ciò vuol dire che il numero dei seggi assegnati dipende dalla percentuale presa dal partito o dalla coalizione a livello nazionale e non dai voti presi nel collegio. Questo a nostro avviso è un elemento peggiorativo della legge. Nonostante ciò, per essere eletti è indispensabile essere capolista in un collegio, o uno dei primi 2 della lista del partito più grande della coalizione vincente (il secondo sarà quasi sempre eletto grazie al premio di maggioranza o grazie al fatto che si è vinto al ballottaggio).

Viste queste premesse, per ammodernare il sistema politico italiano e per evitare che siano le segreterie a scegliere le candidature a tavolino, le coalizioni dovrebbero scegliere le candidature con delle primarie di coalizione o con “congressi di coalizione”, in cui chiunque può proporsi per diventare il candidato di punta di una coalizione in un dato collegio. Le primarie o i congressi possono essere adattati a qualsiasi legge elettorale: possono scegliere il candidato di un collegio uninominale, i candidati di una lista in un sistema con le preferenze o le posizioni in lista in un sistema con le liste bloccate. Questo e solo questo, molto più che qualsiasi preferenza tra una rosa di 3 nomi imposti dalle segreterie, consentirebbe agli elettori di avere un qualche ruolo nella selezione di una nuova classe dirigente.

Guardando al centrodestra ed alla situazione politica attuale, i partiti del centrodestra che in passato si sono detti favorevoli alle primarie dovrebbero lanciare delle primarie di coalizione per la definizione dei listini bloccati di ciascun collegio e presentare una lista unica dei partiti che aderiscono alle primarie. In questo modo si verrebbe a formare un nuovo soggetto (“Centrodestra”?) strutturato nelle “correnti” costituite dai partiti e dalle associazioni che si coalizzano, che entrerebbe senza problemi in Parlamento (sbarramento all’8%) e che presenterebbe in ogni collegio come capolista del listino bloccato il candidato di uno o dell’altro partito che ha vinto le primarie o il “congresso di coalizione” in quel collegio e che quindi avrebbe le migliori chance di fare bene alle elezioni.

Parallelamente si dovrebbero tenere anche le primarie per la leadership della coalizione, per eleggere il candidato premier.

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