Solidarietà, compagno Kuperlo!

cuperlo

Va bene, siccome non lo vuole fare nessuno e siccome sono tutti convinti che Matteo Renzi abbia sempre ragione, allora ci pensiamo noi a difendere Gianni Cuperlo dall’inarrestabile avanzata del rullo compressore del non-sindaco di Firenze.

Quando Gianni Cuperlo rassegna le dimissioni e si oppone al pensiero unico (e debolissimo) di Renzi e della sua orchestra, compie uno dei pochi atti autenticamente rivoluzionari dell’ultimo mese: altro che il pellegrinaggio al Nazareno e il profluvio di adoranti dichiarazioni del fu centrodestra italiano. E nella lettera con cui rinuncia a presiedere l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, l’ultimo segretario dei Giovani Comunisti, dice cose che dovrebbero suonare come un campanello d’allarme anche per il centrodestra:

“Il punto è – spiega Cuperlo – che ritengo non possano funzionare un organismo dirigente e una comunità politica – e un partito è in primo luogo una comunità politica – dove le riunioni si convocano, si svolgono, ma dove lo spazio e l’espressione delle differenze finiscono in una irritazione della maggioranza e, con qualche frequenza, in una conseguente delegittimazione dell’interlocutore. (…) Mi dimetto perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero”.

Chi scrive ha molto spesso provato lo stesso disagio le tante – troppe – volte in cui ha cercato, senza riuscirci, di spiegare che un centrodestra diviso in lealisti e traditori rappresentava una pantomima poco degna del paese civile che vorremmo essere. Oggi che la stessa sensazione è condivisa anche da una persona molto diversa da noi ma anche molto perbene, non possiamo fare a meno di solidarizzare.

Se l’introduzione di Matteo Renzi alla Direzione Nazionale del Pd (se votate a favore bene, se votate contro votate contro 3 milioni di elettori. E, soprattutto: il pacchetto è così e se pensate di cambiare qualcosa salta tutto) fosse stata pronunciata da un qualsiasi leader del centrodestra italiano, si sarebbero sprecati i lamenti sul parlamento calpestato, la democrazia televisiva, i partiti personali, i caudilli e i Peron.

Siccome è successo al “prescelto” (dal centrodestra, ndr), nessuno ha osato proferire verbo, nonostante ci trovassimo davanti ad un atto di un’arroganza politica senza precedenti. Peccato soltanto che sia impossibile dare una lezione da destra al nuovo leader del Pd: una direzione nazionale, nel centrodestra, non si è mai riunita per discutere una cosa così seria come le riforme istituzionali.

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  1. Giovanni
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