Letta-Renzi: il duello si sposta sul patto di Governo

By Redazione

gennaio 22, 2014 politica

Questa volta Matteo Renzi ha tolto il piede dall’acceleratore: il Pd presentera’ al governo le sue proposte per il nuovo patto di coalizione non prima di meta’ della prossima settimana. Dunque l’accordo nella maggioranza su ‘Impegno 2014′, come e’ stata ribattezzata l’agenda dell’esecutivo per l’anno in corso, nelle intenzioni dei Dem non si potra’ chiudere nel week-end come avrebbe invece voluto il premier Enrico Letta. E neppure in tempo per la missione del premier a Bruxelles il prevista il 29 gennaio, quando l’Italia presentera’ i suoi conti alla commissione Ue. Ma il premier non ci sta a frenare sui tempi e forte dell’appoggio del Colle vuole andare in Europa presentando non solo la promessa di una solidita’ del suo governo ma anche riforme gia’ in cantiere, a partire da quelle sul lavoro. Il ‘piano’ che il partito democratico presentera’ al premier sara’ definito alla prossima segreteria e poi si pronuncera’ la direzione, il tutto fra mercoledi’ e giovedi’. “E’ fondamentale il passaggio in direzione”, e’ la linea decisa questa mattina in segreteria e annunciata da Marianna Madia, responsabile Lavoro. Nel testo, sicuramente, ci sara’ una parte delle misure contenute nel Jobs Act. Serve tempo, dunque, per riempire il ‘file di excel’ che Renzi aveva annunciato di voler consegnare a Letta. La tempistica ha pero’ sollevato dibattito tra le file del Pd. C’e’ chi ha visto nel un nuovo braccio di ferro con palazzo Chigi la determinazione del segretario del Pd a dettare l’agenda. E chi ha legato a doppio filo il patto di governo con la legge elettorale. Di certo chi non ha gradito la frenata e’ stato palazzo Chigi. “Abbiamo aspettato il Pd per un mese – spiega un lettiano – ora basta. Siamo contenti che Renzi abbia portato a casa l’intesa sulla legge elettorale, ora pero’ i cittadini chiedono al governo provvedimenti concreti e non possiamo aspettare”. “Renzi aspetta di vedere se la legge elettorale prende il via, solo dopo firmera’ Impegno 2014. Vuole tenersi aperte tutte le possibilita’, compreso il voto: dipende da come va l’iter della legge elettorale” spiega un filogovernativo del Pd di area franceschiniana. Un disegno che non sfugge a palazzo Chigi. “La visita a Bruxelles non e’ una gita fuori porta – spiega un lettiano – serve a incassare il via libera sui prossimi provvedimenti e l’ok ai nostri conti pubblici, non e’ un passaggio di poco conto e dobbiamo andarci con le carte in regola. Questa frenata e’ un errore per il Paese”. Dunque a palazzo Chigi si continua a lavorare sul programma senza sosta.

“Letta intanto puo’ andare a Bruxelles dando rassicurazioni sulla durata del suo governo, sui contenuti vogliamo dire la nostra” puntualizza con un sorriso un renziano. Visto il duello sui tempi, anche il tema del rimpasto subisce una frenata. Tanti i dubbi, sia al Colle che al Pd sull’entita’ del rimescolamento e sulle modalita’ di cambio di compagine. “Un rimpasto cospicuo e a maggior ragione un Letta bis ha bisogno di numeri forti e di compettezza nel Pd, cosa che non e’ proprio scontata” spiega un parlamentare che e’ salito al Quirinale negli ultimi giorni. Quanto alla legge elettorale, solo a meta’ della prossima settimana si capira’ se sia davvero possibile varare il testo, messo a punto con il contributo anche di Roberto D’Alimonte, cosi’ come e’ stato concordato e soprattutto nei tempi previsti, con la prima lettura chiusa entro due settimane. Il segretario tocca ora per la prima volta con mano la difficolta’ di passare sotto le forche caudine delle aule parlamentari, con una parte del Pd ancora intenzionata a dare battaglia sulle liste bloccate. Ieri Renzi ha fatto davanti ai deputati quella che agli ottimisti e’ apparsa un’apertura e ai pessimisti un’astuzia: a parte che sul premio di maggioranza e sul secondo turno, la proposta si puo’ anche cambiare, ha detto. A patto che vi sia l’accordo di tutti. Sapendo che ben difficilmente Forza Italia accettera’. E lo stesso Renzi alla riunione di ieri sera con i deputati del Pd e’ stato chiaro: senza riforme la legislatura rischia. Dunque se salta tutto si va al voto. Ma c’e’ chi e’ convinto che a elezioni anticipate il leader del Pd voglia andare comunque, nonostante Renzi lo abbia a piu’ riprese negato. Se il via libera definitivo arrivasse entro febbraio, vi sarebbe comunque tempo sufficiente per votare in maggio con le europee. “Nessuna trama contro Letta”, ha ribadito pero’ ieri Renzi che nel corso della riunione avrebbe accennato, dandolo per certo, a un rimpasto di governo. Questione in cui comunque, ha insistito, non vuol entrare, che si parli di rimpasto o di Letta-bis che in Transatlantico si dava oggi per imminente. Il tono piu’ morbido usato da Renzi nella riunione alla Camera avrebbe stemperato appena un po’ il clima dopo le dimissioni di Gianni Cuperlo, hanno riferito diversi deputati. Non che siano mancati ancora appunti al segretario, come quello di Guglielmo Epifani che ha richiamato Renzi al rispetto delle persone prima ancora che delle posizioni. Intervento, ha malignato piu’ d’uno, che avrebbe tolto all’ex segretario la chanche di sostituire Cuperlo alla presidenza del Pd o di verdersi affidato un ministero se cambiera’ la compagine governativa.

Di certo dallo scontro durissimo sancito nell’ultima direzione a uscire spaccata e’ la minoranza. I ‘giovani turchi’, gia’ molto critici, hanno ormai preso le distanze dall’ala bersaniana anche se domani saranno tutti al seguito dell’incontro di ieri in cui Gianni Cuperlo ha annunciato le dimissioni dalla presidenza. E c’e’ chi li vede in avvicinamento alla rotta del segretario che si sta preparando a rafforzare la squadra di governo del partito. Loro negano. “Non abbiamo nesuna intenzione di accettare posti, pero’ non vogliamo fare una battaglia personalistica, noi vogliamo se necessario fare un’opposizione di merito”, ha spiegato un deputato. E sabato ‘Rifare l’Italia’, il network dei giovani turchi, si incontrera’ al Nazareno per un seminario: aprira’ Andrea Orlando e chiudera’ Matteo Orfini. Se dunque i malumori restano, e rischiano di pesare nel passaggio parlamentare della legge elettorale, non dovrebbero portare a rotture ufficiali. “Non c’e’ nessuno rischio scissione”, ha assicurato il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini.

Agi

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