Renzellum: i dubbi di un giurista

By Simone Bressan

gennaio 20, 2014 politica

renzinum

Il giurista Cesare Mirabelli esprime all’ANSA alcuni dubbi sulla proposta di nuova legge elettorale illustrata oggi da Matteo Renzi.

“L’iniziativa di Renzi ha il pregio di rendere concreta la discussione sulla legge elettorale e di accelerarla. La proposta presenta alcuni punti dubbi rispetto al quadro tracciato dalla sentenza della Corte Costituzionale, in particolare sul premio, ma emendabili in Parlamento”.

A un primo esame del pacchetto-Renzi, Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, promuove l’intelaiatura della legge, in attesa di conoscere il testo, ma segnala alcune criticità: “Mi pare che la proposta – spiega il giurista – sia basata essenzialmente su un premio di maggioranza con due modalità: al primo turno, se si raggiunge una certa percentuale, e al secondo se non la si raggiunge. Il meccanismo del premio serve a garantire la governabilità, ma deve essere ragionevole, ha detto la Corte, per non alterare la rappresentanza.

Attribuirlo a chi prende il 35% significa prevedere una soglia troppo bassa. Nei progetti preparatori, il dubbio era tra 40 e 45%. Il 35% è troppo poco, tanto più che non è chiaro, per ora, se questa soglia si riferisca ai partiti o anche alle coalizioni. Non ravviso problemi, invece, nella possibilità di un doppio turno, perché attribuisce la scelta al corpo elettorale: la maggioranza che ne deriva non è riferibile a un meccanismo premiale, ma alla volontà popolare”. Secondo Mirabelli, un passaggio poco chiaro è quello in cui si fa riferimento agli agglomerati di simboli che possono coalizzarsi al ballottaggio: “Il rischio è che questo induca a comportamenti opportunistici, cioè ad aggregazioni puramente elettorali, nelle quali facilmente si producono, dopo il voto, contrasti e frizioni che minano la stabilità del governo. Va definito bene qual vincolo unisca gli agglomerati.

Però, attenzione – avverte Mirabelli -: ogni sistema elettorale presenta rischi che non non sono prefigurabili. Con il Mattarellum, per esempio, ci fu il fenomeno delle liste civetta, create solo per aggirare lo scorporo”. Renzi ha anche annunciato un sistema elettorale senza preferenze, ma con le primarie. Tutto chiaro? Non proprio. “Quella delle primarie – si chiede Mirabelli -, è la promessa unilaterale di una forza politica o è una previsione che sarà inserita nel sistema elettorale? Teoricamente una disciplina per selezionare le candidature potrebbe essere adottata. Ma chi vota alle primarie: chi è iscritto al partito? Le primarie sono un atto tipicamente politico, hanno un impatto politico, e gli esisti li vediamo proprio con Renzi, che oggi ha potuto dire che il suo progetto ha il sostegno dei 3 milioni che lo hanno scelto. In generale, l’iniziativa di Renzi ha il pregio di far uscire la discussione dai seminari, dalle enunciazioni politiche generali e generiche, perché offre un testo su cui negoziare rispetto al quale consenso o dissenso diventano stringenti, così come la funzione di emendamento.

Ora serve una verifica: nella discussione parlamentare si può trovare una mediazione e per esempio, una soglia del 35% per il premio può salire al 40%. Insomma, quella di Renzi è una proposta, le Camere devono vagliarla”. E se il testo finale avesse profili di incostituzionalità? “In Italia non esiste il controllo preventivo da parte della Consulta, quindi la legge potrebbe finire davanti alla Corte solo se nell’ambito di un procedimento fossero sollevati dubbi di legittimità. Se l’illegittimità fosse palese, il Capo dello Stato potrebbe rinviare alle Camere la legge, ma è un’ipotesi estrema”. Se invece mancasse l’accordo per varare una nuova legge, si voterebbe col sistema proporzionale che esce dalla sentenza: “La soluzione della Consulta è un paracadute: col paracadute ci si fa male sempre, ma si sopravvive”.

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