Il subbuglio della minoranza Pd

La vera prova sara’ quella di domani quando Matteo Renzi portera’ il pacchetto riforme-Italicum al gruppo Pd alla Camera. I numeri, rispetto alla schiacciante maggioranza renziana in Direzione, sono diversi. Che fara’ la minoranza? Dara’ seguito alla minaccia da ‘falco’ di Alfredo D’Attorre che parla di possibili spaccature? Le intenzioni, al netto della dichiarazioni, sembravano meno bellicose nella minoranza durante la Direzione di oggi. Di qui anche la decisione di astenersi nel voto sulla relazione di Renzi. Ma la riunione al Nazareno si e’ conclusa in modo tutt’altro che distensivo. C’e’ stato un affondo da parte di Renzi, nella replcia finale, particolarmente duro nei confronti di Gianni Cuperlo. Il leader della minoranza e presidente Pd non era stato tenero verso il segretario ma, dicono i bersaniani, “Renzi non ha risposto sul merito politico delle critiche di Gianni. Ha fatto un attacco personale grave e gratuito”. Lui, Cuperlo ha lasciato la sala della Direzione e non ha raccolto l’invito del segretario a replicare alle sue parole. Gelo e nervi tesi. Tanto che si susseguono voci di dimissioni imminenti di Cuperlo da presidente Pd. “Gianni e’ molto incazzato ma per stasera non succede nulla”, dicono i suoi.

Al netto delle fibrillazioni interne con la minoranza, specie con la componente bersaniana, oggi Renzi ha incassato pero’ una lunga serie di si’. Lo ha fatto, in quota governo, Dario Franceschini che, tra l’altro, e’ punto di riferimento di un’area corposa nei gruppi parlamentari. Anche Walter Veltroni e’ intervenuto, come non succedeva da molto, tempo, per dare il suo via libera all’Italcum di Renzi e al metodo seguito dal segretario: “la regole si fanno con tutti”, dice Veltroni. Pure con Silvio Berlusconi. E perfino Franco Marini ha invitato il Pd all’unita’. Persino lui, esponente della minoranza e l’uomo a cui Renzi ha chiuso le porte del Quirinale. Una ‘pax’ minata dall’insofferenza dei bersaniani. Ma il segretario non sembra preoccuparsene molto. Anche per l’isolamento in cui si muove la componente dell’ex segretario. Oggi la minoranza aveva chiesto che vi fosse un voto per parti separate in Direzione: uno sulla relazione di Renzi, sulla quale avrebbero detto si’, e uno sulle liste bloccate, sulle quali ci sarebbe stato il loro voto contrario. Nemmeno a parlarne. Il pacchetto, l’accordo costruito con Berlusconi non si tocca. Non e’ emendabile. E la stessa prova di forza rischia di andare in scena nella riunione del gruppo di domani sera.

Una prova di forza nel gruppo Pd alla Camera in un clima surriscaldato dallo scontro Renzi-Cuperlo con cui si e’ chiusa la Direzione. “Noi stavamo votando l’astensione e che cosa succede? Arriva un attacco inutile, gratuito e grave da parte del segretario al presidente del partito. Ma e’ questo il modo di dirigere un partito? Per noi no. Devono essere abituati a modi diversi. Grande amarezza”, dice il bersaniano Danilo Leva dopo le parole di Matteo Renzi su Gianni Cuperlo. Domani come andra’ la discussione nei gruppi? “I gruppi parlamentari non sono mai stati nella storia repubblicana meri esecutori di ordini. Spetta al gruppo dirigente farsi carico di indicare un percorso unitario”. Liberissimi di criticare e’ la replica di Renzi in Direzione, “non voglio che si dica: o cosi’ o Pomi’. Deve essere chiaro che questo e’ il luogo in cui si discute davvero, ma quando si decide, poi si va in una direzione e la decisione non impegna una parte del Pd, ma impegna il Pd”. Lo impegna in una “legislatura costituente”, quella che Renzi chiede si apra nei prossimi giorni. E chiede che l’iter della riforme sia sostenuto dai capigruppo in Parlamento. “Mi aspetto la loro collaborazione”, dice Renzi rivolto a Luigi Zanda e al bersaniano Roberto Speranza che, nei giorni scorsi, e’ stato tra quelli che si sono schierati contro l’accordo con il Cavaliere.

AdnKronos

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