I paletti degli ex Ds al Jobs Act renziano

By Simone Bressan

gennaio 15, 2014 politica

L’area ex Ds mette le mani avanti rispetto al Jobs Act di Matteo Renzi. In un documento sottoscritto da 22 parlamentari si mettono una serie di paletti, per evitare che le posizioni del Pd slittino vero il “liberismo”.

Il testo, a prima firma dell’ex ministro Cesare Damiano, è stato inviato al segretario in vista della Direzione di domani, ed è un “decalogo” in cui si mettono i chiaro i punti fermi da non toccare, tra cui l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la Cassa integrazione e la centralità del contratto nazionale rispetto a quello aziendale. Il Documento inizia dando un giudizio molto positivo sul fatto che “si parta dal tema decisivo della crescita economica” e che “si parli finalmente di una politica industriale a sostegno dei settori strategici”.

Ma dopo i convenevoli si passa al succo, il mercato del lavoro, e si dice chiaro e tondo che “il Job Act per il momento è soltanto un indice”, per i cui contenuti i 22 firmatari indicano i limiti da non valicare. Il primo punto riguarda “il nodo delle risorse”: “per estendere in modo universale l’indennità di disoccupazione, occorrono vari miliardi: dove si trovano nell’immediato?”.

Sulle regole, si chiede “di chiarire il meccanismo del Contratto unico di inserimento a tempo indeterminato” sul quale “non c’e’ alcun pregiudizio”, così come “è pienamente condivisibile il disboscamento dell’enorme quantità di forme di lavoro precario”. E tuttavia “è essenziale che il passaggio alla stabilità comporti la piena tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i neo assunti”, mentre si parlava di non applicazione per questi ultimi. Anche per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, va bene l’ assegno di disoccupazione universale, ma attenzione: “non va confuso e contrapposto alla Cassa integrazione” che viene pagata in termini mutualistici da lavoratori e imprese e “mantiene il rapporto di impiego”.

Guai quindi a cancellare la Cig: “significherebbe gettare sul mercato del lavoro centinaia di migliaia di nuovi disoccupati, una vera e propria bomba sociale”. Sulla contrattazione i 22 esprimono “la netta contrarietà a spostarne il baricentro verso la contrattazione aziendale, che va invece mantenuta in equilibrio con il contratto nazionale”; conseguentemente le future risorse andranno usare per tagliare il cuneo fiscale, mentre “sarebbe sbagliato immobilizzarle nel salario di produttività”, legato ai contratti aziendali.

Il “Decalogo” boccia poi la proposta della presenza di rappresentanti dei lavoratori nei Cda delle grandi aziende: “non condividiamo questa proposta perché abbiamo sempre preso a riferimento il modello tedesco dei COmitati di sorveglianza”. Infine il documento mette le mani avanti sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e sul nuovo codice del lavoro, ammonendo a evitare che “la semplificazione si trasformi in una deregolazione delle tutele”.

ANSA

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