Con Renzi la politica è annientata

By Giovanni F. Accolla

dicembre 18, 2013 politica

Matteo-Renzi-590x200Se fossi di sinistra, sarei in catalessi, avrei lo sguardo perso nel vuoto. Starei male davvero, soffrirei come se mi avessero amputato entrambe le braccia, tutte e due le gambe, come se mi fosse morta la famiglia intera, come se mi avessero per sempre negato il futuro. “Compagni, è da Marx e da Gramsci che occorre ripartire – urlerei senz’altro inascoltato- non certo da Matteo Renzi, il rottamatore!”

“Cambiamo squadra, non cambiamo campo” s’è affrettato a dire il sindaco di Firenze nel giorno della sua incoronazione. Ah, ecco: allora è tutta una finta? Insomma, cambiamo maschera e tutto rimane come prima? Il nuovo alla segreteria del Pd è tutta una manfrina legata al potere? Una faccenda di correnti e spifferi interni? Forse sì.

Che il comunismo fosse morto, del resto, ce ne eravamo resi conto un po’ tutti, ma che nel partito che fu di Togliatti arrivasse alla guida un democristiano piccolo-piccolo anche a me – che con il Pd e tutte le sigle precedenti non mi  sono mai confuso – pare un po’ troppo. Accidenti, che nemesi!

Ma forse è soltanto lo specchio dei tempi. Il nulla s’è incarnato. Lo avevamo visto aggirarsi nella sua dimensione plastica e a volte truffaldina a destra, ora è giunto impunito e ancor più forte a sinistra. Il nulla esiste ed ha l’inconfondibile accento toscano!

Del resto la politica, per quanto l’avevamo conosciuta, è definitivamente morta. Finite le ideologie, ridotte a lumicino le idee, corrotti nelle loro opere e per giunta nelle loro intenzioni gli uomini che la professavano, è terminata per sempre. I politici hanno smesso di rappresentare prima gli elettori preferendo i partiti, poi hanno perfino tradito i partiti e le loro idee fondative per consegnarsi a sistemi di potere extra-politici e sovranazionali.

Abbiamo visto che qualcuno, come Grillo, ha provato ad approfittarsi di questo pnuema strutturale, e ora, naturalmente, c’è perfino chi è più grillino di Grillo. Insomma, chi di “tutti a casa” ferisce…  Ma lasciamo stare, la questione del cosiddetto “popolo dei forconi” è ancora poco chiara. Vorrei capire meglio per giudicare. Magari fosse un risveglio popolare: ci spero, ma non ci credo. L’Italia s’è desta? Ma figuriamoci, ci vuole ben altro!

Di Renzi ho già scritto. Sbagliando, fino all’ultimo giorno, non ho creduto potesse arrivare alla guida del Pd. Ho sopravvalutato il nemico. Ma la verità è che lo hanno lasciato fare. Gli hanno messo di fronte uno sbiadito concorrente (quel Cuperlo che accettando di fare il presidente s’è ibernato per sempre), buono per un convegno sulla FGCI degl’anni Settanta, mesto e sempre fuori sincrono. Il popolo della sinistra – sorprendentemente anche quello delle regioni più rosse – è accorso in massa in aiuto del vincitore, probabilmente per vedere, una volta tanto, che sensazione si prova a vincere. Non sa, povero popolo della sinistra, che ha eletto (dopo il killer Bersani) il proprio becchino. E Renzi s’è presentato alle sette del mattino con la sua corona di fiori in largo del Nazzareno nominando nella sua nuova segreteria politica, il fior fiore del vuoto (e pagando tributo il sostegno di un altro ex democristiano, Franceschini) che lo rappresenta. L’abisso che invoca l’abisso. Ma Renzi e il suo cerchio magico non sono il nulla primigenio (magari: da quello forse si riparte), ma il cascame del vecchio niente, soltanto più giovane e bello.

Era ora che chiudessimo per sempre la pratica del comunismo italiano. Ma neanche la soddisfazione dell’onore delle armi, e che caspita! Se ultimamente il centro destra ha rincorso la sinistra, questa volta il popolo di sinistra l’ha proprio fatta grossa: tanto era l’ossessione di Berlusconi e l’ansia di assaporare il dolce gusto della vittoria, che lo hanno voluto anche loro il loro Berlusconi in sedicesimo. Una copia sbiadita, insulsa e per le loro sorti ancora più dannosa. Perché Renzi va a finire che manco vince.

Da Totalità