Una giornata storica

By Umberto Mucci

novembre 28, 2013 politica

001Non mi sono mai, mai, mai sentito parte della stragrande maggioranza del Paese, devo premettere. E però oggi ho l’impressione che sia così, forse per la prima volta nella mia vita.

Penso che di Berlusconi non ne posso più, più, più. Penso che sia uno che poteva fare molto di buono e non l’ha fatto, e che abbia molti più difetti che pregi, e molte (moltissime) più colpe che meriti. Penso che sia attaccato da un potere dello stato fuori controllo, e che sia una cosa gravissima. Penso che di questa cosa si sia approfittato per fare i suoi tanti e grossolani errori, e che di questo si siano approfittati coloro che lo hanno consigliato, tra i quali tre o quattro non erano stupidi affatto, ma solo tre o quattro, su un totale di una trentina di persone nel corso degli anni. Penso che politicamente più sciocco del berlusconismo ci sia solo una cosa, l’antiberlusconismo: e che la cosa mi si conferma ogni volta che qualche antiberlusconiano mi dà del berlusconiano per averlo detto.

Penso quindi che sarebbe una giornata effettivamente storica, in cui la magistratura porta a compimento una guerra di venti anni di stampo mafioso; penso che a sinistra in tanti non sanno nascondere la loro gioia, senza capire che stanno certamente continuando ad avvelenare pozzi che anche il loro avversario ha avvelenato e avvelena, sulla pelle della gente a cui in parte stupidamente piace così; che stanno allungandogli la vita politica e che il loro giustizialismo è vergognoso (in generale, non solo in questo caso); penso che tanta gente rimarrà dalla parte di Berlusconi che farà la vittima (e avrà ragione, e anche torto). E quindi sarebbe una giornata storica, se non fosse che qui ogni mese ce n’è una, e poi le cose vanno sempre peggio. E io non credo più a questi signori, a destra e a sinistra (per non parlare dei grillini).

Un anno fa dissi a qualche amico – per nulla a cuor leggero – che secondo me il Paese aveva bisogno di una catarsi, e che l’unica che pensavo possibile – non auspicabile, non giusta, non giustificata, ma possibile – fosse un nuovo Piazzale Loreto con Berlusconi metaforicamente a testa in giù, indicato come il colpevole di tutti i mali, il capro espiatorio col quale prendersela per come siamo messi e cosa dobbiamo fare per sperare di uscirne. Mi sa che ci siamo, o quasi. Cosa succede da adesso in poi, non lo so.

E al di là di questa ultima cosa, credo che la maggioranza degli italiani pensi dentro di sè più o meno le cose che ho scritto. Molti non lo ammetteranno nemmeno a se stessi, sia chiaro. Non me ne faccio un vanto nè un merito, affatto: se così fosse sarebbe la prima volta e forse l’ultima.

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