La rivolta di Atlante è realtà

By Michele Di Lollo

novembre 26, 2013 politica

ayn_rand_2Non è tanto l’alzataccia al mattino presto, ci sono abituati. Da anni. Ma è questo stato cannibale a non farli riposare. Il popolo delle piccole imprese, fatto di migliaia di imprenditori, commercianti, artigiani si prepara a un gesto senza precedenti che sembra quasi la trama di un romanzo distopico. Potrebbe essere il materializzarsi delle teorie raccontate da Ayn Rand, nel suo capolavoro La rivolta di Atlante. Cosa accadrebbe se tutte le aziende munite di partita Iva si fermassero all’improvviso? Se un’ampia percentuale del Pil italiano incrociasse le braccia per manifestare il proprio dissenso contro l’oppressione fiscale, contro la burocrazia e contro una politica che da troppo tempo li ignora? Questo si è chiesto Luca Peotta fondatore del movimento Imprese che Resistono. Un gruppo spontaneo di piccole e medie imprese, nato nel 2009, a cui oggi aderiscono migliaia di persone. Chiedono soltanto una cosa: continuare ad avere la possibilità di esistere.

Chi è Luca Peotta?

È un imprenditore in lotta per riemergere dalla crisi che ha travolto la nostra società. Un uomo che inizia a muovere i primi passi nel mondo dell’imprenditoria fin da ragazzo, quando decide di entrare nella piccola attività artigianale del padre elettricista. È il 1989. Dall’impegno e dalla passione per il suo lavoro nasce la UniReforn srl, con sede a Villafalletto, in provincia di Cuneo. Un’azienda che opera nei settori metallurgico e siderurgico. Produce forni industriali. Ha investito nella sua azienda in 25 anni di duro lavoro. È un uomo che nel 2009, quando l’economia crolla, perde il 70% del fatturato e il 50% dei dipendenti.

Quanto contano i dipendenti per l’imprenditore?

L’impresa si fa in due. Tra il proprietario e i suoi collaboratori si istaura un legame forte, particolare, affettivo. Dopo che trascorri con il dipendente nove ore al giorno per anni diventa uno di famiglia. Cerchi di dargli il massimo. È uno a cui puoi tranquillamente chiedere un passaggio se alle dieci di sera resti senza benzina. Lui magari è seduto a tavole con la famiglia, ma salterebbe tranquillamente la cena per venirti a prendere.

Quanto sono importanti le micro imprese per il nostro paese?

Sul territorio nazionale ci sono circa 4 milioni di micro, piccole e medie imprese. Sono la vera spina dorsale dell’Italia. Ma con la situazione che c’è…

È dura resistere…

Si e siamo quasi al limite. Di lavoro ce n’è poco, poco fatturato, la crisi economica si fa sentire e siamo ancora lontani dalla fine.

Fino a quando potrete reggere?

Gli imprenditori sono determinati, ma spaesati allo stesso tempo. Si aspettano che qualcosa arrivi, che lo stato si ricordi di loro, che qualcosa succeda ma…

Lo stato ha le sue responsabilità?

Si, certo. Se il governo non fa nulla per rimediare ai casini si muore. Questo è uno stato che chiede, chiede, chiede… Vuole tutto. È come avere un drogato in casa che pretende la sua dose quotidiana a ogni costo. Anche se alla lunga è lui a rimetterci.

Perché?

Perché ci stiamo stancando, la misura è colma. E questa situazione non fa che peggiorare le cose.

Che mi dice della serrata?

Abbiamo indetto questa protesta per il 27 novembre. Per quattro ore esercizi commerciali e imprese resteranno chiuse. Come è intuibile sarà una manifestazione che colpirà noi stessi per primi. Andrà a nostro discapito, dunque è qualcosa di nettamente diverso dai classici scioperi a cui spesso assistiamo. In quelle ore di stop faremo vedere cos’è l’Italia senza imprese, sarà l’anteprima di una trama in cui l’iniziativa privata non ci sarà più. Un spazio temporale in cui mostreremo gli effetti di una tragedia annunciata. Mostreremo allo stato la verità: che lavoriamo ogni giorno nell’ombra e nonostante tutto, ridotti a interpretare la parte dei bancomat. Siamo noi che sosteniamo più di tutti lo stato. Assisteremo ad un evento senza precedenti: piccoli imprenditori, commercianti, i titolari di partita Iva, intendono mandare un messaggio chiaro al mondo della politica. Cosa succede se l’ultima forza motrice del paese si ferma?

Come vi descrivete?

Noi siamo quelli che pagano le tasse, super tartassati non solo dal fisco ma anche dalla burocrazia. Quelli che hanno creato posti di lavoro e continuano a pagare gli stipendi ai propri dipendenti senza se e senza ma. E se magari c’è da tagliare qualcosa, prima di tutto tagliano le loro spese. Noi siamo quelli che per avere un credito di 100 da una qualsiasi banca, devono presentarsi con garanzie pari a 1000. Anche se il non lavorare per noi significa rinunciare a possibili guadagni, senza poter invece rinunciare a dover pagare le tasse, vogliamo ancora sperare che il nostro grido di dolore non resti inascoltato. Ci stanno rubando il futuro, ci impediscono di crescere, ci costringono a licenziare. Siamo stanchi e abbiamo delle proposte.

Quali?

Intervenire sull’Iva per esempio. Non riducendola, la lascino pure al 22%. Ma se il cittadino paga regolarmente, alla fine dell’anno ci facciano una percentuale di sconto sulla denuncia dei redditi. Oppure l’Irap. Non chiediamo di abolirla. Che ci permettano di utilizzarne il 50% per l’innovazione, la manutenzione dell’impresa e il restante 50% per i nostri dipendenti come bonus in busta paga. Sono solo idee di un popolo rimasto invisibile a tutti per troppo tempo.