La banda di Renzi è pronta a prendersi Roma

By Michele Di Lollo

novembre 20, 2013 politica

rc2_webNEWPijamose Roma. Se Matteo Renzi fosse uno della banda di Romanzo Criminale o un generale dell’antico impero nato lontano dalle mura cittadine avrebbe davanti a sé questo unico obiettivo. Le primarie riservate agli iscritti sono andate bene in Italia, ma male nella città eterna per il sindaco di Firenze e questo già si sapeva da tempo. Il candidato fiorentino non va oltre il trenta per cento, vince Cuperlo anche se i tempi di un papa straniero sono maturi, basta dare uno sguardo a chi siede sul trono del Campidoglio. E’ questa l’ultima scommessa di Renzi, perché puoi conquistare la penisola, ma se sei il secondo a Roma ti manca il quid.

Renzi, a parte qualche elemento del mondo politico, legato al ceppo rutelliano non può contare su nessuno. La sua linea politica condita di colori e pezzi di italianità vintage (vedi la vespa sul palco della Leopolda) non convince ancora gli iscritti del partito capitolino. Troppo furbo e senza clientele consolidate. Il democristianismo renziano non ha lo stesso sapore della tradizione andreottiana. Ci vogliono anni, deve invecchiare. La sinistra dell’Urbe, quella ricca e borghese, si muoverà solo quando sarà convinta di poter andare davvero in soccorso del vincitore. Ci siamo, ma non abbastanza. Paolo Gentiloni e Roberto Giachetti sono con lui, ma l’universo imprenditoriale gli volta le spalle, ad eccezione di un altro romano di adozione: l’Oscar Farinetti di Eataly. Ignazio Marino lo sostiene, ma è uno che nei circoli in città conta poco. Non ha voti qui, non ha sangue romano da offrire.

E’ così che la disfatta si consuma inesorabile: Cuperlo si prende la fetta più grossa, con il 54% delle preferenze, quasi 20 punti percentuali in più rispetto al suo diretto concorrente, fermo al 33%. Il deputato dalemiano conquista tutti i circoli storici di Roma, da via dei Giubbonari a Garbatella, lasciando il passo al rottamatore solo a Trastevere, il circolo che durante l’elezione del segretario romano è stato al centro di numerose denunce su presunte irregolarità riguardo al tesseramento gonfiato. Cuperlo vince anche a Plebiscito, a San Lorenzo (80%), a Testaccio (71%), al Tiburtino III (88%), a Cinecittà (80%) e a Ostia. Renzi invece vince all’Eur (94%), a Tor di Nona (87%), al Nuovo Salario (68%), al Pigneto (60%) e in via Crema (68%).

A Roma prende il risultato più basso d’Italia e non era difficile intuirlo. Già al congresso romano l’azione politica portata avanti dal segretario regionale, il popolare Enrico Gasbarra, e dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, è riuscita in un primo momento a blindare il primato di Lionello Cosentino, per poi chiudere l’accordo per un congresso unitario che ha portato Tommaso Giuntella alla presidenza del partito. I renziani divisi si sono dovuti accontentare della vicesegreteria. L’accordo Cosentino-Giuntella era stato subito definito come la blindatura della mozione Cuperlo nella Capitale. Il primo, espressione dell’area bettiniana, il secondo esponente dei giovani democratici con un passato da coordinatore nazionale delle primarie di Pierluigi Bersani. Matteo Renzi, invece, supera il già inatteso risultato del giovane Tobia Zevi, espressione romana della rottamazione, che nei congressi cittadini aveva ottenuto il 15% delle preferenze. La terza piazza è occupata da Pippo Civati che chiude la prima fase del congresso con il 10%, seguito da Gianni Pittella con quasi il 3% dei voti.

Il 29 ottobre, un martedì, è stata inaugurata la sede del Comitato nazionale di Matteo Renzi a Roma. Una decisione presa in vista delle primarie dell’8 dicembre. La sede si trova in via dei Pianellari 27, nel centro della città non lontano dal Senato. È grande circa duecento metri quadri al costo di quattromila euro d’affitto al mese. È il bastione dal quale parte l’offensiva renziana sulla capitale. Il punto di approdo per un “barbaro” che si prepara ad accerchiare Roma partendo dalla provincia, dove ieri ha ottenuto buoni risultati. La prossima mossa sarà l’assedio. Con la promessa di far mangiare anche i romani, ma niente gricia o amatriciana. Il sapore della Roma renziana ha il gusto global di Eataly.