«A voi servirebbe un po’ di Thatcher»: l’intervista di Nigel Lawson al Corriere della Sera

By Redazione

novembre 14, 2013 economia politica

nigel lawson

Online non si trova. Ma l’intervista è troppo bella per non essere riproposta su un blog come questo. Danilo Taino, sul Corriere della Sera di oggi, chiacchiera con Nigel Lawson, braccio economico di Margaret Thatcher. E Lawson dice con chiarezza che al nostro paese servirebbe una versione tricolore di quell’esecutivo conservatore che invertì il declino britannico.

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Lord Nigel Lawson, uno dei ministri più vicini a Margaret Thatcher, cancelliere dello Scacchiere per 6 anni, padre del Lawson Boom che accompagnò l’ultima parte degli Anni Ottanta britannici. E’ appena stato premiato, per i suoi meriti liberali, dall’Istituto Bruno Leoni.

Quando voi Conservatori prendeste il potere a Londra, nel 1979, la Gran Bretagna era in una fase di declino apparentemente irreversibile. Ma ribaltaste la situazione. Anche l’Italia ha bisogno di un Momento Thatcher?
«Sarebbe molto d’aiuto. I problemi dell’Italia non nascono solo da responsabilità sue: l’appartenenza all’eurozona non credo benefici l’economia, al contrario. Detto questo, lo Stato in Italia è troppo potente: costringe i tanti imprenditori e creativi che avete a Combattere contro una forza fuori controllo. Un Thatcher Moment vi aiuterebbe ma credo che il vostro sistema elettorale lo renda difficile: è fondamentale potere governare per un periodo certo, dopo di che gli elettori decidono».

Andrebbero bene anche un Momento De Gaulle o Roosevelt?
«Credo che Thatcher sia l’esempio più rilevante perché più recente e più applicabile al’Italia: nel 1979, anche la Gran Bretagna era un Paese da salvare dal declino economico permanente».

I leader politici italiani soffrono di una sindrome da limite, sentono l’impossibilità di cambiare e abbassano ogni ambizione.
«Certo, in una democrazia ci sono limiti a quello che un governo può fare. Ma quasi sempre i politici si auto-limitano. Se sei coraggioso e agisci da leader puoi fare cose molto rilevanti. Noi in dieci anni facemmo cose che fino a quel momento tutti ritenevano impossibili, a cominciare dalla riforma delle leggi sui sindacati che bloccavano l’economia».

Da dove si comincia?
«La chiave sono le liberalizzazioni, l’apertura dell’economia, la deregulation. Deve essere chiaro che non è il governo a creare la crescita ma le imprese e gli individui. Rompere i monopoli, frenare il potere di veto dei sindacati, abbassare le tasse, liberare l’economia dagli eccessi di regole e di burocrazia. Il tutto unito alla disciplina del bilancio pubblico».

La Gran Bretagna è di fronte a scelte importanti. Iniziamo dall’economia e dal primo ministro David Cameron.
«Cameron ha fatto errori, ma sull’economia il governo ha avuto successo nel mantenere il cosiddetto Piano A, cioè la riduzione del deficit pubblico attraverso meno spesa. Aveva ereditato un debito pubblico e un debito delle famiglie troppo alti, ma ora la fiducia è tornata, l’economia ha buone prospettive, migliori che nel resto d’Europa».

Il Regno Unito terrà un referendum sulla sua permanenza nell’Unione Europea, ha promesso Cameron.
«Ha fatto bene, la gente deve potere decidere. E spero che decida di uscire dalla Ue. L’introduzione dell’euro ha cambiato strutturalmente l’Unione Europea anche per chi, come noi, non fa parte dell’eurozona. A questo punto, o sei interamente dentro o sei interamente fuori».

Il settimanale Economist dice però che la Great Britain, così facendo, diventerà una Little England.
«L’Economist è tendenzioso. In realtà, rischiamo di diventare la Little England se restiamo dove siamo. Dobbiamo invece puntare a essere la Global Britain: il punto di riferimento dei Paesi emergenti in Occidente. Possibilità molto reale e già in atto grazie all’internazionalità della City di Londra, ai rapporti storici con l’India e l’Africa, a Hong Kong che ci dà un’esposizione alla Cina. Londra è già una global city, più di qualsiasi altra. Non so però se al referendum i britannici voteranno per abbandonare la Ue: temo di no, cambiare è sempre faticoso».

Anche la Scozia terrà un referendum, per diventare indipendente.
«Non credo deciderà di staccarsi dal Regno Unito. Tra l’altro, se lo decidesse, ci vorrebbero anni per risolvere le questioni legali e pratiche. Ma spero che si raggiunga un compromesso su un maggiore grado di autonomia per gli scozzesi».

Danilo Taino, Corriere della Sera, 14 Novembre 2013