Il Pd in agonia

By Redazione

novembre 13, 2013 politica

Matteo Renzi Notapolitica

Secondo un autorevole deputato renziano, il Pd rischia di morire per colpa delle “cordate interne”. Quelle, per intendersi, che hanno portato allo scandalo delle tessere gonfiate e a forme di vera e propria degenerazione della vita del partito. I numeri parlano chiaro: dal 2009 al settembre del 2013 gli iscritti al Pd sono calati da circa 800 mila a 250 mila per poi risalire in due mesi a circa 400 mila. Il responso dei garanti, che parlano di quattro o cinque casi di irregolarità, appare come un imbarazzato cerotto su una piaga molto estesa. Secondo i renziani, dunque, il male
del partito sono le attuali correnti interne del Pd, che riducono il confronto interno a un solo problema di tessere, nomine e preferenze elettorali. Ma i guai del Pd sono ben più gravi. Prima di tutto le vecchie correnti si sono in parte scomposte, con alcuni colonnelli di primo piano (vedi Franceschini) corsi sul carro del presunto vincitore(Renzi). E poi perché, dato per scontato che sarà il sindaco di Firenze a vincere le primarie, il nuovo assetto che si profila pare già oggi più che provvisorio, visto che la minoranza ex diessina farà di tutto per disturbare il manovratore.

La verità è che il Pd attuale è un partito senza reali punti di riferimento, e il percorso congressuale rischia di far implodere definitivamente ciò che D’Alema, con parole che oggi suonano addirittura eufemistiche, definì “un amalgama mal riuscito”. E in effetti, del vecchio cemento di potere che ha legato a cavallo di due secoli ex Pci ed ex Dc resta solo l’originaria e sciagurata ragione sociale, ossia l’antiberlusconismo. Non a caso, l’unico punto sul quale sono tutti d’accordo– Renzi compreso – è il voto favorevole alla decadenza da senatore di Berlusconi. Ma le motivazioni sono diverse e anzi opposte: la corrente Epifani-Bersani vuole mandare in archivio il leader del centrodestra per mettere più fieno possibile nella cascina congressuale ma nello stesso tempo tenere in piedi fino al 2015 il governo Letta, mentre Renzi spera così di ottenere le elezioni anticipate e, con esse, la candidatura a premier.

In pratica,due strategie totalmente divergenti che continuano a fare del Pd la vera anomalia del sistema politico italiano.