Un grido di libertà

By Jean Philippe Zito

novembre 11, 2013 politica

20080629180546_shoutL’Italia è molto vicina al default finanziario. Lo dicono i dati sul debitopubblico, i dati della disoccupazione giovanile, di quella totale;  lo dice il fatto che non si vede la fine di questa lunghissima recessione. La politica dovrebbe creare rimedi, molto spesso soluzioni a problemi creati dalle stesse classi dirigenti, che negli anni hanno inflitto danni molto gravi alla nostra economia.

La politica dovrebbe riuscire a scardinare le ottuse resistenze al cambiamento, per fare le riforme tanto agognate di cui questo Paese ha bisogno da decenni. La politica dovrebbe tornare ad essere esclusivamente un mezzo nelle mani dei cittadini che, secondo coscienza, potrebbero così scegliere fra diverse visioni della società. Una sana contrapposizione elettorale, fondata sugli ideali. Purtroppo, sia da una parte che dall’altra, prevalgono gli interessi particolari e molto spesso le ricette sono un continuo copia e incolla. Al contrario di come dovrebbe essere valorizzato, il voto non è più garante di rappresentatività ma di puro opportunismo. Molto spesso sono state le stesse scelte utopiche e schizofreniche del popolo italiano ad assecondare un comportamento, per lo meno scorretto, della nostra attuale classe politica. Non è auspicabile trovare risposte nell’antipolitica militante, per questo motivo è improrogabile una rapida inversione di rotta.

Noi ci rivolgiamo a tutte le anime del centrodestra. Quindi tentiamo di stimolare un dibattito (come del resto stiamo già facendo) all’interno delle varie componenti, sempre con l’intenzione di costruire e mai di distruggere. Nell’esperienza personale fatta all’interno della redazione di Tocqueville.it (l’aggregatore di blogger di centrodestra più grande d’Europa), ho acquisito una delle lezioni più importanti della mia vita. Confrontarsi con chi ha sfumature di pensiero differenti dalle proprie, pur condividendo le stesse salde convinzioni, rende il dibattito più acceso ma più ricco di contenuti. Forse è giunta l’ora di tornare a parlare schiettamente tutti assieme di come uscire da questa situazione.

Il centrodestra in Italia dovrebbe rappresentare il soggetto politico che crede nella forza del libero individuo in contrapposizione con lo stato onnivoro. Dovrebbe difendere i nostri valori comuni consolidati nel tempo,  ma soprattutto dovrebbe avere l’identità chiara e indiscutibile di difensore del libero mercato ed essere convintamente schierato contro le tasse.

Nel tempo abbiamo analizzato ciò che dovrebbe rappresentare un partito unico di centrodestra e abbiamo predetto i pericoli di come potesse mutare il ‘Popolo della libertà’. Abbiamo discusso di come strutturare quest’unione, di quale punto di riferimento perseguire. Si è dibattuto sul come etichettarci al cospetto delle masse e se fosse corretto lasciare campo libero a varie interpretazioni. Abbiamo analizzato storicamente le radici culturali di un movimento che doveva ancora nascere, ma che tutti pensavamo fosse necessario.

Come già detto, si è discusso molto all’interno di Tocqueville, ma sempre con il piacere di produrre contributi importanti per il futuro della nostra parte politica. Oggi sembrerebbe esserci un vuoto culturale alla base di questo ‘tutti contro tutti‘. A questo punto che fare? Arrendersi all’inevitabile implosione? Oppure scagliarsi testardamente contro questo meccanismo che si è innescato?

Noi amiamo lottare e cercheremo di riunire ciò che fino a poco tempo fa aveva tutto l’interesse di essere un corpo unico. Il nostro impegno però è finalizzato a costruire una nuova classe dirigente capace, preparata e che non transiga, senza tentennamento alcuno, dinnanzi alle nostre salde convinzioni. Combatteremo allo stremo delle forze per un partito che rappresenti il volere della nostra gente. Si deve puntare ad una ‘ricerca della felicità’ e del benessere. Riformare giustizia, fisco e costituzione. Ora o mai più!

Per questo abbiamo bisogno di ‘chiamare alle armi’ tutte quelle persone che prima delle chiassose scissioni (senza entrare obbligatoriamente nel merito e senza giudicare), si prodigavano intensamente per la stessa causa comune. Gridare al popolo che noi siamo qui e siamo pronti a cambiare le cose.

Sarà un difetto di chi è cresciuto negli anni con il mito del fusionismo. Sarà la passione di chi ha visto (colpevolmente) smarrire per strada un laboratorio di idee e valide persone.

La città dei liberi un giorno chiuderà i battenti, ma noi saremo sempre pronti a ricordare il suo più grande insegnamento e a scolpirlo a chiare lettere nella memoria. La forza del nostro pensiero è l’importanza delle nostre azioni.