Bye Bye, Pd

By Redazione

novembre 11, 2013 politica

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Il Pd, alla vigilia delle primarie per la scelta del segretario, è sempre più sull’orlo di una crisi di nervi. L’ultima conferma arriva da Romano Prodi, che non voterà alle primarie in polemica con un partito che lo ha impallinato a scrutinio segreto nella corsa per il Quirinale. Ma questo rischia davvero di essere l’ultimo problema, perché la decisione di Epifani di organizzare a Roma il congresso del Pse mette in discussione lo stesso atto costitutivo del Pd, tanto che si riparla di scissione.

Gli ex Popolari ritengono quello del segretario pro tempore un vero e proprio blitz che mette in mora il patto su cui nacque il Partito democratico e non hanno alcuna intenzione di entrare a far parte del partito socialista europeo. Fu questo, del resto, l’impegno preso dai Ds, altrimenti la Margherita non si sarebbe mai sciolta. L’accordo, con qualche bizantinismo, è stato sostanzialmente rispettato: nel parlamento di Strasburgo, infatti, il Pd fa parte di un gruppo che si chiama «Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici» del quale fanno parte il Pse e altri partiti non affiliati al partito socialista europeo.

Ma se ora il Pd si mette a organizzare il congresso dei socialisti europei, significa che quel patto è diventato carta straccia. Da qui la minaccia, neanche troppo velata, di una scissione: se il Pd compie questa «mutazione genetica» automaticamente viene “annullato lo scioglimento della Margherita”. Ma Epifani ritiene l’approdo definitivo al Pse “un segno di appartenenza che dice quali sono le nostre radici e i nostri legami”.

Due posizioni e due linguaggi completamente diversi, dunque, che fanno affiorare tutte le contraddizioni di quel patto di potere tra ex comunisti ed ex democristiani di sinistra che finora ha trovato il suo unico cemento nell’antiberlusconismo. Se a queste fibrillazioni aggiungiamo lo scandalo delle tessere gonfiate e la sfida già in atto tra Renzi e Letta sulla candidatura alla prossima premiership il quadro è completo: quello, appunto, di un partito sull’orlo di una crisi di nervi.

Il Mattinale