A che servono le primarie del Pd?

By Redazione

novembre 11, 2013 politica

renziepifani

Un’altra tempesta si è abbattuta sulle primarie del Pd. Dopo il clamoroso sondaggio diffuso da Demopolis la scorsa settimana, in base al quale sette elettori democratici su dieci non si recheranno ai gazebo l’8 dicembre, il segretario pro tempore Guglielmo Epifani, intervistato ieri da Maria Latella su Skytg24, ha spiegato che “chi vincerà le primarie sarà anche candidato premier ma non sarà solo lui”. Così nella già affollatissima corsa alla segretaria Pd e alla conseguente premiership, potranno partecipare anche altre personalità.

Ma Matteo Renzi dà segni forti di insofferenza. Da settimane infatti, il sindaco di Firenze è dato per vincitore e se le cose dovessero andare come previsto dovrebbe trionfare senza troppi impedimenti. Ma a quelli del Pd le cose semplici non vanno a genio, così hanno pensato bene, a qualche settimana di distanza dal voto per le primarie, di complicare le regole – già abbastanza ingarbugliate – del gioco: chi conquista la segreteria del Pd, potrà correre anche per la premiership in caso di elezioni, possibilità questa che potrà essere estesa anche ad altri. E pazienza se le regole non lo consentono: la deroga a ciò che è scritto è la prassi, tutto il resto l’eccezione.

Dello stravolgimento delle regole in corsa non dovremmo stupirci più di tanto: il Partito Democratico ci ha abituati a ben altro. Ma che a delegittimare le primarie – e quindi anche Renzi, probabile vincitore – sia proprio Epifani, non è certo un’ovvietà perché fino a ieri è stato uno dei maggiori sostenitori del sindaco fiorentino alla corsa per la segreteria. Cosa ha dunque contribuito a far cambiare opinione a Epifani? Non sarà intervenuto di soppiatto D’Alema, infastidito dal fatto che il suo candidato Gianni Cuperlo, vincitore a livello locale, possa venire scalzato a livello nazionale? Del resto, anche su questo punto, le regole statutarie stilate dai disattenti democratici non ci dicono molto: nella migliore delle ipotesi, prevale la via interpretativa.

Epifani rottama Renzi e le primarie, candidando Enrico Letta alla premiership nel 2015. Ma siamo sicuri che il Presidente del Consiglio arriverà indenne a quella data? O invece potrebbe venire destituito dal suo incarico in anticipo, magari per volontà dello stesso Pd che ora lo osanna? Mah.

L’unica certezza è che del Partito Democratico è meglio non fidarsi, vista la schizofrenia dei suoi vertici e la velocità con cui cambiano opinione da un momento all’altro. Anziché coltivare ambizioni smisurate, Enrico Letta farebbe bene ad ascoltare le richieste che provengono dai membri della sua coalizione. Pdl – FI in primis.

Da Il Mattinale