Allarme Trentino Alto Adige

By Simone Bressan

ottobre 29, 2013 politica

Premessa doverosa: le elezioni provinciali di ieri in Trentino Alto Adige sono test locali difficilmente comparabili con i dati nazionali. Però qualche lezione, magari a futura memoria, sarà meglio segnarsela.  Parliamo del centrodestra perché quello ci interessa e perché i numeri che le urne hanno rovesciato ieri sul tavolo dovrebbero far scattare più di qualche allarme dalle parti di San Lorenzo in Lucina.

In Provincia di Trento, alle Politiche 2013, il centrodestra ottenne un complessivo 23.3%, sei punti sotto il dato nazionale. Alle elezioni provinciali di ieri i candidati sono andati in ordine sparso ma il risultato è devastante: Forza Italia porta a casa il 4,42%, la Lega Nord il 6,22%, Fratelli d’Italia l’1,56% e il Mir di Samorì lo 0,44%. Dove si sono persi quasi dieci punti percentuali di consenso in pochi mesi? Facile, facilissimo: a pagare un prezzo altissimo è stato il Pdl.

La Lega sostanzialmente tiene e passa dal 7,3% delle politiche al 6,22% delle provinciali, la galassia di destra rappresentata da Fratelli d’Italia quasi triplica il consenso de La Destra (dallo 0,6% all’1,56%) e il Mir di Samorì conferma il suo 0,4%. Chi compie un clamoroso balzo all’indietro è Forza Italia che vale oggi 11 punti percentuali in meno del Pdl di Febbraio.

A Bolzano accade più o meno la stessa cosa, con numeri in termini assoluti più risicati. Pdl e Lega valevano a Febbraio il 7,6%. Oggi si fermano al 2,5%. La Destra passa dallo 0,4% allo 0,6% e conferma che, in un quadro complessivamente difficile per il centrodestra, a rappresentare il ventre molle e la vera debolezza dello schieramento moderato è il partito che dovrebbe costituirne l’architrave, trainando il resto della coalizione.

A giustificare questi dati non basta nemmeno la tesi secondo cui staremo parlando di un territorio “particolare”, con movimenti autonomisti sempre molto forti e una struttura del voto ampiamente diversa rispetto al dato nazionale. A parte il fatto che è un’obiezione che vale soprattutto per la Provincia di Bolzano (Trento, in questo, è molto più simile ad una regione del Nord), è paragonando lo storico elettorale di questi territori con i risultati di ieri che il campanello d’allarme dovrebbe suonare ancora più forte. Nel 2006 il centrodestra valeva a Bolzano il 20% e a Trento il 49,7% (!); nel 2008 questo dato scende (complice l’addio di Udc e La Destra alla coalizione) rispettivamente al 16% in Alto Adige e al 44% in Trentino. Alle elezioni provinciali di quell’anno – perfettamente paragonabili ai dati di oggi – il centrodestra si attesta al 36,5% in Provincia di Trento e a poco più del 10% in quella di Bolzano (8,3% il Pdl e 2,1% la Lega Nord).

Si tratta di dati sideralmente lontani dalle percentuali odierne e che, al netto di tutti i ragionamenti che si possono fare sul quadro locale delle alleanze, certificano una cosa molto importante: il voto al centrodestra assume sempre più le sembianze di un voto marginale e di protesta. E’ una caratteristica, questa, che l’elettorato moderato punisce sistematicamente: la vocazione maggioritaria tipica di tutti i movimenti conservatori e popolari europei e occidentali si è smarrita. Eppure è su quella vocazione che il centrodestra ha costruito le sue fortune elettorali.

Le elezioni in Trentino Alto Adige confermano quello che è evidente a tutti: un centrodestra come opzione minoritaria, incapace di offrire una prospettiva di governo possibile e tutto chiuso nelle sue diatribe interne semplicemente non esiste. E non perché sia diverso da questa rappresentazione ma perché gli elettori, semplicemente, non lo tengono in minima considerazione.

(anche su “Messaggero Veneto”)

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