Se i videogiochi sono meglio della tv

By Alessandro Gnocchi

ottobre 23, 2013 Cultura

Il luogo comune vuole che le serie tv, dal punto di vista creativo, siano i fogliettoni della nostra epoca, in diretta competizione artistica con Hollywood per profondità, scrittura, recitazione, spettacolarità. È davvero così? Oggi questi prodotti stentano sul mercato: quanti «eredi di Lost» abbiamo visto aprire e chiudere in un battibaleno? Ma neppure riescono a incidere sul piano culturale o del costume: vogliamo paragonare l’impatto di West Wing con quello di Scandal? Mad Men con The Newsroom? Dexter con Hannibal? Non sarà un caso che a fare incetta di premi siano tuttora le serie partite ormai da più di un lustro. 

Tra i telefilm recenti (si fa per dire, siamo alla quarta stagione) che godono di grande reputazione critica, e anche di pubblico, c’è senz’altro The Walking Dead, in onda in Italia su Fox. Genere horror, tendenza apocalittica. La trama gioca (bene) con tutti i cliché del genere: l’epidemia, gli zombie, le città in rovina, la civiltà sull’orlo del collasso. Appassionante? Solo a patto che non abbiate mai provato a «smanettare» col videogioco The Last Of Us, uno dei blockbuster del 2013, con oltre 3 milioni e mezzo di copie vendute a ridosso dell’uscita in estate (ma è tuttora in cima alle classifiche).

Prodotto dalla Naughty Dog, The Last Of Us è il capofila di una nuova generazione di videogiochi (altri due esempi nei box di questa pagina) che punta dritto allo spettatore ideale delle serie tv. Maschio, trenta-quarantenne, buona istruzione, portafogli gonfio. The Last Of Us si inserisce nello stesso filone di The Walking Dead, ma straccia la serie tv, al punto che passare dall’uno all’altra nella stessa serata, come è possibile fare in questi giorni, è come scendere dall’ottovolante per salire sul triciclo. Non è solo questione di adrenalina, e neanche il fatto scontato della maggiore partecipazione indotta dal manovrare direttamente i personaggi e decidere, in misura variabile da momento a momento, il susseguirsi degli avvenimenti. Prendiamo la trama di The Last Of Us.

Joel perde una figlia appena adolescente all’inizio di una terribile epidemia, che trasforma gli uomini in mostruosi automi sempre a caccia di carne fresca. Prima di mettervi a ridere, tenete conto che natura e diffusione della pandemia sono abbastanza credibili in quanto ricalcano fedelmente un famoso documentario scientifico della Bbc, Planet Earth. Vent’anni dopo l’esplosione del morbo, quel che resta dell’umanità vive in zone sotto quarantena presidiate dai militari, oppure vaga in cerca di cibo per deserte campagne ove vige una sola regola di sopravvivenza: il più forte deve schiacciare i deboli. Joel si imbatte in una ragazzina immune. In lei rivede la figlia perduta. E decide di attraversare l’America per condurla nell’unico laboratorio medico ancora attivo.

Da Boston a Salt Lake City, ci si muove per periferie devastate, spietate comunità di nomadi, spettrali borghi abbandonati. Un occhio a The Road, l’altro, appunto a The Walking Dead ma anche a film classici come La città verrà distrutta all’alba di George Romero. Il finale sorprendente è inedito rispetto agli stereotipi dell’horror e per questo purtroppo non si può raccontare qui. Strutturato in una ventina di capitoli, ciascuno dei quali richiede all’incirca un’ora di gioco, The Last Of Us rispecchia l’architettura della stagione di una serie tv anche nella struttura e nella durata. In aggiunta offre un intreccio serrata e istanti di autentica paura, cosa che il telefilm non è più in grado di fare: insomma, The Last Of Us è scritto meglio di The Walking Dead. I dialoghi, tradizionale punto debole dei videogame, sono da fumetto, eppure non manca la caratterizzazione psicologica dei personaggi, raramente così tridimensionali.

Il trucco è l’inserimento, tra una scena d’azione e l’altra, di parti in cui il giocatore (ri)diventa spettatore passivo. Sono i momenti in cui il rapporto tra Joel e la ragazzina acquista spessore attraverso la sceneggiatura. Questo, secondo gli autori, è il punto di forza di The Last Of Us, che affronta temi come l’amore, la lealtà, la vendetta. Immagini, recitazione (delle voci originali) e colonna sonora sono all’altezza di qualsiasi produzione cinematografica.

Chissà, forse tra dieci anni si dirà che i videogame sono le nuove serie tv, i veri eredi dei fogliettoni e in diretta competizione con Hollywood. Nel frattempo noi spegniamo la televisione e accendiamo la Playstation. È più interessante.

(Tratto da “Il Giornale”) 

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