Dieci misure per tagliare la spesa

By Michele Di Lollo

ottobre 21, 2013 politica

“Il percorso triennale disegnato dalla legge di stabilità 2014-16 impegna Governo, Parlamento, Regioni, Comuni a realizzare una decisa razionalizzazione delle funzioni pubbliche”. Ne è convinto Maurizio Sacconi,  Presidente della Commissione Lavoro del Senato, già ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, che in un seminario a porte chiuse che si è svolto ieri presso la sede della Fondazione Magna Carta ha rilanciato il suo progetto per tagliare le spese (e uscire dalla crisi).

Senatore, a cosa ci porterà questo processo di razionalizzazione?

Se tale processo darà primi risultati e proiezioni di certa concretezza, sarà possibile nel corso del prossimo anno concordare con la Commissione ulteriori riduzioni del cuneo fiscale anche avvicinando il disavanzo al 3%.

Ma, a suo avviso, in quale direzione si deve procedere?

10 punti. Ma andiamo per temi. Prima di tutto la sanità. Sono convinto che sia necessario rinnovare il Patto per la Salute in base a costi standard, definiti sulla base dei bilanci 2011 delle tre Regioni più efficienti – cinque quelle già individuate – e, conseguentemente, ridurre della spesa ospedaliera al 44% di quella sociosanitaria totale in ciascun ambito territoriale; ciò si realizza attraverso la trasformazione o la cessazione dei circa 250 ospedali generalisti che si collocano al di sotto degli standard minimi di efficienza per i bisogni acuti. Occorre poi integrare in un unico fondo nazionale la spesa sanitaria e quella socio-sanitaria-assistenziale (inclusa l’indennità di accompagnamento) in modo da integrare le prestazioni garantendone l’appropriatezza. Stessa integrazione deve essere effettuata in ciascuna azienda territoriale tra i trasferimenti dallo Stato e le risorse dei Comuni per bisogni socio-sanitari.

E sul piano della razionalizzazione della spesa degli Enti locali?

Dobbiamo procedere almeno lungo sei direttrici. Primo. Impegnare le Regioni a presentare entro 6 mesi piani di ristrutturazione del trasporto pubblico locale secondo costi standard definiti dalla Autorità dei trasporti entro tre mesi. Secondo. Obbligare Regioni e Comuni affinché predispongano entro tre mesi bilanci consolidati con quelli delle società partecipate e piani di razionalizzazione di queste, a partire dalla compiuta liberalizzazione-privatizzazione delle utilities. Terzo.  Introdurre effettivamente il “fallimento politico” degli amministratori dei comuni – di cui alla disciplina del federalismo fiscale – sulla base di criteri connessi al graduale rispetto dei “fabbisogni standard” che entro l’anno in corso saranno definiti per ciascuna municipalità. Quarto. Impegnare le Regioni e i Comuni a definire entro tre mesi il reticolo delle gestioni associate delle funzioni fondamentali delle municipalità secondo un bacino di almeno 100mila abitanti. Quinto, ma non ultimo, definire la cancellazione delle Provincie attraverso legge costituzionale e loro trasformazione, nel frattempo, in associazioni di comuni.

E sul fronte dei costi dell’amministrazione dello Stato?

Seguire un piano di razionalizzazione significa, almeno, attuare entro tre mesi l’obbligo di definizione delle piante organiche – e dei relativi esuberi – da parte di tutte le pubbliche amministrazioni allo scopo di rendere effettiva la mobilità del personale, anche su base obbligatoria. Ma anche elaborare in breve tempo un piano nazionale di razionalizzazione delle università italiane e dello loro sedi secondo soglie minime di efficienza e capacità nelle attività educative e di ricerca. Ma mi lasci dare un’ultima ricetta: in generale bisogna ridefinire le riduzioni fiscali alle persone fisiche e giuridiche in modo da valorizzare solo il salario di produttività, le attività sussidiarie, la natalità, il mecenatismo.

Fin qui i 10 tagli alla spesa. Lei, però, come presidente della Commissione Lavoro del Senato, ed essendo stato ministro del Lavoro, ha criticato aspramente la legge Fornero. Pensa che la legge di stabilità abbia inciso abbastanza su costo del lavoro e incentivi alla produttività?

“Sono convinto che la riduzione della pressione fiscale debba opportunamente concentrarsi su IRAP – lavoro e sui salari di produttività – definiti dai contratti di prossimità – in termini sia di detassazione che di decontribuzione. In parallelo si deve porre in essere, in totale discontinuità con la legge attualmente in vigore, un intervento di drastica deregolazione del lavoro. In questo modo si favoriscono occupazione, consumi e produttività del lavoro”.

Nella legge di stabilità si è paventata l’ipotesi di imporre un prelievo straordinario di solidarietà sulle pensioni. Lei che ne pensa?

“Che di può agire solo su quelle percepite prima del (e fino al) compimento del sessantasettesimo anno di età in modo da concorrere all’equilibrio del sistema”.

E sul tanto discusso provvedimento di tassazione sulla casa?

“Che il prelievo complessivo sulla casa da parte dei Comuni debba essere sottoposto ad aliquote massime più contenute e combinate con il fallimento politico degli amministratori locali di cui sopra affinché la inefficienza di questi ultimi non si trasferisca impunemente ai cittadini amministrati”.

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