Weekend con il morto

By Vittorio Macioce

ottobre 17, 2013 politica

-Ancora con questa bara?
– Non si trova un inceneritore.
– Bisognava pensarci prima. Possibile che non ci sia un modo per smaltire le scorie del Novecento.
– Stiamo provando con il Tressette.
– Cosa?
– Il Tressette. Il Tressette con il morto.
– Non dica scemenze.
– Ma è così.
Tutti quanti qui, per un motivo o per l’altro, si sono messi a giocare con lui, con il morto.

C’è una salma che da giorni sta girando per l’Italia e nessuno sa davvero cosa cavolo farci. La fanno correre di paese in paese, di nascosto, spostandosi di notte. E dietro una folla di gente che la prende a calci, ci sputa sopra, bestemmia, e vuole dargli fuoco, senza riuscirci. Dalla Germania scendono treni di neo nazi in stile Blues Brothers, ma per nulla divertenti, pronti a difendere con birre e svastiche il loro padre spirituale. Non pensando che lui, il cadavere, se li avessi incontrati da vivo davanti a quei giovanotti tatuati si sarebbe perfino spaventato. La famiglia e i figli vorrebbero lavarsene le mani e quando parlano sparano cazzate. Questa è la storia di un interminabile week end con il morto.

Si sapeva che prima o poi un vecchio di quell’età sarebe morto. E infatti è morto a Roma, l’ultimo posto dove uno con un certo passato dovrebbe morire.
Una volta morto si poteva dire: facciamo in fretta un funerale e seppelliamolo qui da qualche parte.

Invece? Invece neppure a pensarci. È cominciata la maledizione del Tressette. La morte non sempre è una livella. Ci sono morti che pesano. Questo vecchio quasi sordo se ne è andato in giro per Roma fino all’altro giorno, solo che da vivo poteva stare a Roma, da morto no. Da morto disturba. Che ci fai con un morto? Un funerale e poi lo sotterri. Mica facile. Bisogna vedere se si può fare un funerale al boia. E questo non è un boia qualsiasi. Mica è mastro Titta. Questo è il boia delle Ardeatine. Quindi il funerale diventa una questione metafisica. A chi spetta separare i vivi e i morti? Non alla Chiesa, ma a qualcuno che sta molto più in alto e comunque in ogni luogo. E siccome nessuno conosce la misura precisa di Dio sul perdono tocca affidarsi alla probabilità. Solo che secondo Einstein Dio non gioca a dadi. Chi è la Chiesa quindi per scommettere? Niente da fare. Qualcuno però fa notare che non c’è solo l’opinione di Einstein, ci sarebbe anche quella di Blaise Pascal per cui la fede è una scommessa. Ok, allora facciamo ‘sto funerale per scommessa e soprattutto sotterriamo il boia.


– Perfetto. Ma dove?

– Come dove?
– Sì, qui, là, a Roma, in Germania, in Argentina.
– A Roma sicuramente no. È un’offesa. Non se lo merita.
– Ma da vivo stava qui?
– Da vivo è un conto, da morto è tutta un’altra storia. Questa è la città eterna. Non si può tenere un morto così ingombrante sottoterra per l’eternità. Telefonate a Berlino, a Buenos Aires, a Bruxelles, a Strasburgo.
– Cosa c’entrano Bruxelles e Strasburgo?
– L’Europa c’entra sempre.
Telefonata a Berlino. Prefisso 004930.
– Qui ci sarebbe quella salma che vi appartiene…
– Quale salma?
– Quella del nazista, vi ricordate? Quel giorno a Roma del 24 marzo del 1944…
– Ci dispiace ma stiamo parlando di un altro governo. Quella storia non ci appartiene. Poi se tutto questo è avvenuto a Roma dovreste pensarci voi. Se invece avete notizie sul debito pubblico chiamate pure.
– Ma…
– Click.
Telefonata a Buenos Aires. Prefisso 005411.
– C’è qui quel signore che avete ospitato per molti anni…
– Ma è vivo o morto?
– É morto.
– Ci dispiace. Niente nazisti morti.
– Ma in passato…
– Il passato è passato. E poi quelli erano nazisti vivi. Grazie.
Resta l’Europa. Ma lì appena arriva una telefonata dall’Italia pensano che si tratti di Lampedusa e non rispondono.
Niente. La salma è qui che viaggia.
– Albano laziale.
– Albano laziale? Ma è medaglia d’argento della resistenza.
– Appunto, argento mica oro.
– E che cambia?
– Cambia, cambia.

Si parte di prima mattina. Le previsioni del tempo danno pioggia, nel pomeriggio. Se si fa in fretta si va tutti a casa presto. Solo che si sa come vanno queste cose. Uno vede un carro funebre, s’informa. E chi è morto? Un nazista. Non sarà mica lui? E certo, chi sennò? Lo viene a sapere il sindaco che prima avvisa mezzo mondo e poi chiama il prefetto e dice che lui manco morto vuole il morto nel suo paese. Il prefetto fa sapere che di funerali lui ne ordina cinquanta, basta che si metta un amen a questa storia. Solo che dietro alla bara parte una litania di gente, non per cantare salmi e de profundis ma per seppellire di sputi, insulti e calci il morto maledetto e meschino. Questo funerale non s’ha da fare. Il rito cambia faccia. Niente preghiere, niente fiori e neppure opere di bene. Va di scena la guerriglia urbana. Quelli caricano, polizia e carabinieri rispondono. La bara traballa e addio funerale. Finalmente arriva la pioggia, e il cadavere resta dentro la chiesa dei frati lefreviani (tanto per non farci mancare nulla).


– E adesso?

– Facciamo passa ‘a nuttata. E poi lo seppelliamo.
– E dove?
– Da qualche parte.
– Non si può. La salma scotta. Ovunque la metti diventerà pellegrinaggio per chi la odia e per chi la vuole come santino. Oramai è tardi.
– Facciamo subito.
Fuori è ancora notte. E un carro funebre con nazista ancora morto fa marcia verso Roma. C’è chi dice che andrà a Prima Porta. C’è chi ancora cerca di convincere i tedeschi. Chi chiede lumi e lumini alla famiglia. È l’eredità, non si può rifiutare. Eredità una salma? Si può si può. La famiglia dice di farci quello che si vuole. Non è affare loro. Ci si mette di mezzo anche l’aviazione. Il cadavere arriva a Pratica di Mare. Aeroporto militare. Destinazione futura ignota. Magari in Germania, magari in Argentina (non se ne parla), magari in Europa (non risponde).
– Ma non si potrebbe cremare?
– Il morto non vuole.
– Come non vuole? É morto.
– Prima di morire ha scritto che voleva essere sepolto.
– Non si può. Quindi spargiamo le ceneri nel Mediterraneo e così sia.
– Non si può inquinare il Mediterraneo.
– Ma la cenere è biodegradabile.
– La cenere sì, quello che c’è sotto la cenere no.
– E allora?
– Allora spostiamo il morto come i carri armati di Mussolini.
– Così avremo uno, cento, mille morti. Una salma in ogni campanile.
– E così nessuno saprà dove si trova il vero morto. Li depistiamo.
– Come il Budda. Le ceneri vennero divise dal re Asoka in 84 mila parti e distribuite negli stupa di tutta l’India. Dici che funziona?
– No, ma non ci restano molte alternative.
– Chiediamo aiuto ai tedeschi.
– Non si fidano. E poi costa.
– Come costa?
– Ogni salma tedesca ce ne rispediscono dietro dieci italiane.
– Pure di più. Perché questo morto, questo qui che gira da giorni, non è che sapesse fare bene i conti.
– Non c’è speranza.
– È proprio vero che qui in Italia tutte le tragedie finisco in farsa.
– Lasciamo che i morti seppelliscano i morti.

(Tratto da “ Il Giornale)

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