Meno stato, meno spesa, meno tasse!

Tutto lascia pensare che oggi, a qualche ora dal voto della giunta “elezioni e immunità” di Palazzo Madama sulla sua decadenza a senatore, Silvio Berlusconi diffonderà il tanto atteso “videomessaggio” sul rilancio di Forza Italia. Qualunque sia il giudizio politico di ciascuno sul “ventennio berlusconiano”, le capacità comunicative del Cavaliere non possono essere messere in discussione. E non abbiamo dubbi: anche questa volta, sotto il profilo dell’impatto emotivo, il Cavaliere riuscirà a fare centro con il proprio elettorato di riferimento.

A differenza che nell’inverno del 1993, però, quando Berlusconi lanciò (per la prima volta) Forza Italia, questa volta a molti (compreso a chi scrive) non basterà il consueto appello alla “pancia” dei cittadini in cui il Cavaliere è maestro indiscusso.

Sì, in Italia il potere giudiziario è ormai fuori controllo e la tragedia della giustizia ha assunto i contorni di un’emergenza nazionale. Sì, la sinistra italiana non ha mai del tutto espulso il “virus comunista” (ma sarebbe più corretto dire “stalinista”) dal proprio apparato, continuando a professare una presunta superiorità antropologica allo scopo di delegittimare ed annientare il “nemico”. Sì, senza la discesa in campo originaria di Berlusconi, l’Italia si sarebbe stancamente abbandonata tra le braccia della sinistra più retrograda e violenta dell’intero mondo occidentale.

È tutto vero. Ma oggi non è più sufficiente. A vent’anni di distanza da quello straordinario 1993 (e da un’ancora più incredibile 1994), una proposta politica che si limiti ad essere contrasto e opposizione – seppure sacrosanta – a questa sinistra, non tanto dissimile da quella di allora, non ci basta più.

Nel 1994 Berlusconi ha vinto perché ha saputo cambiare la grammatica della comunicazione politica e, soprattutto, perché ha riempito il vuoto creato dalla castrazione chirurgica della Prima Repubblica effettuata, ad arte, da un’esplicita alleanza mediatico-giudiziaria. La politica rifugge il vuoto. E il Cavaliere ha sfruttato al meglio questa legge della natura.

“Inventando” il centrodestra italiano senza mai crederci fino in fondo e promettendo la Rivoluzione Liberale senza mai avere la forza di realizzarla, però, Berlusconi ha scritto le premesse del proprio fallimento politico. Oggi, con la rinascita di Forza Italia, lo stesso Berlusconi ha l’occasione (probabilmente l’ultima) per rimediare – almeno parzialmente – ai propri errori. E potrebbe non essere troppo tardi per dare vita a quel “partito liberale di massa” che avrebbe potuto (e forse ancora può) cambiare per sempre gli equilibri del sistema politico italiano.

Tra consigli, dunque, che per quanto ci riguarda assomigliano terribilmente a un diktat: “meno stato, meno spesa pubblica, meno tasse”. Ora. E subito. Altrimenti sarà tutto inutile.

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