I tossici antiberlusconiani

By Redazione

agosto 5, 2013 politica

È incredibile: ne sono ancora terrorizzati; nonostante la condanna e la possibile interdizione politica, loro continuano ad avere di lui una paura fottuta. Ne sono ossessionati in maniera patologica. Berlusconi continua ad essere il loro incubo dal quale non riescono proprio a svegliarsi.

In questi giorni, subito dopo la pronuncia dell’austera Corte “in nome del popolo italiano”, dai giornali dei loro padroni, dai loro salottini incelofanati, dai loro armadietti pieni zeppi di scheletri (che però nessun magistrato andrà mai ad aprire), è stato tutto un tripudio d’odio, livore e disprezzo, come mai si era visto in precedenza.  L’intellettuale forcaiolo e il giornalista questurino non brindano fuori del Palazzo di Giustizia come dei mentecatti qualunque; loro si sbrodolano dalle colonne di Repubblica o da quelle del Corriere della Sera o si fanno grandi su Twitter e Facebook, magari auspicando la morte dell’odiato nemico per il divertimento di quello stupidario giustizialista che invade i social media.
Gli articoli, le interviste, i commenti dei nuovi partigiani del moralismo italico, in questi giorni, non sono celebrazioni per la vittoria di una guerra durata vent’anni, sono qualcosa di più; una danza orgiastica, un rito apotropaico, un esorcismo attraverso il quale scongiurare ciò che temono veramente: che Berlusconi rimanga anche dopo Berlusconi.

Non basta aver consegnato alla giustizia il pericolosissimo criminale, non basta eliminarlo dalla politica; occorre ora un passo ulteriore: una distesa di sale che bruci tutto perché da quella pianta non ricresca più nulla. Il loro obiettivo è distruggerne il portato simbolico: ciò che Berlusconi ha rappresentato per milioni d’italiani (e per molti rappresenta). Non basta far rotolare la testa; occorre alimentare il disprezzo e la denigrazione della folla in piazza.  Ed è curioso vedere come, anche ora che Berlusconi è sconfitto, tutto continua a ruotare attorno a lui e questo rende eclatante l’inutilità degli altri.

E mentre il Cavaliere è attaccato con ferocia persino nelle normali debolezze di un uomo estenuato, e nei suoi affetti privati, la sinistra politica e gli uomini delle istituzioni corresponsabili di questa deriva chiedono a Berlusconi senso di responsabilità: quella che nessuno di loro ha avuto verso un leader politico che ha segnato la storia democratica (e non quella criminale) di questo paese.
E per un attimo t’immagini cosa farebbero tutti loro se improvvisamente, domani, Berlusconi non ci fosse più; e se, senza di lui, questo paese sarebbe più libero o meno.

La realtà è che per tutti loro, la più grave minaccia è che Berlusconi scompaia davvero, perché questo grande, immenso circo mediatico-giudiziario che ha alimentato carriere di oscuri magistrati, successi editoriali e fama di intellettuali privi di pensiero, si dissolverebbe all’istante nel momento stesso in cui il Cavaliere uscisse di scena.

In questi anni l’antiberlusconismo non è stata una scelta politica e nemmeno una deformazione ideologica: è stata una dipendenza farmacologica. Un intero apparato di potere si è drogato di antiberlusconismo, se lo è spacciato e se lo è consumato in quantità sempre più crescente. E ora, senza, non possono vivere.L’antiberlusconismo è servito a bucarsi dentro un talk show, a pipparsi in una redazione di giornale o in un premio letterario. L’antiberlusconismo ha compensato il “coitus interruptus” per il suicidio di un uomo, da parte di sadici magistrati che hanno fatto carriera con il tintinnar di manette.

La sinistra avrebbe dovuto combattere Berlusconi sul terreno della politica, con gli strumenti di cui dispone una democrazia normale; lì avrebbe potuto costruire un’alternativa credibile anche sui fallimenti del berlusconismo e di quella “rivoluzione liberale” promessa e mai realizzata, magari offrendo al Paese una visione alternativa. Ha deciso di trascinare il conflitto fuori dalla dimensione di senso comune che una democrazia imporrebbe; ha deciso di usare armi non convenzionali, armi chimiche di distruzione di massa. Ora, questa sinistra senza più politica osserva preoccupata il volgersi alla fine di una guerra civile durata vent’anni; quelli che da sempre si credono “liberatori” si accorgeranno presto che il bombardamento a tappeto che hanno scatenato contro un singolo uomo, lascerà solo rovine fumanti: comprese le loro.

© Il Tempo, 6 Agosto 2013

( Il blog dell’Anarca)

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