Dio ce la mandi buona

By Redazione

agosto 4, 2013 politica

Manca un pezzo nell’analisi con la quale Andrea Mancia e Simone Bressan chiedono che gli sia concessa la grazia. E’ la parentesi del 2006, quando l’allora maggioranza di centrodestra stava per perdere per una manciata di voti di fronte alla coalizione di centrosinistra guidata nuovamente da Romano Prodi. Con quella sconfitta affondò a picco pure il referendum sulla riforma costituzionale che tra le altre cose prevedeva una riduzione del numero di deputati e senatori, la fine del cosiddetto bicameralismo perfetto che ingolfa l’iter legislativo e introdotto una figura simile a quella del Primo ministro (che non equivale a quella di presidente del Consiglio). Lo stato italiano non funziona e per quanto si possa discutere di manovre economiche e ristrutturazione dell’apparato, il dato di fatto è che la costituzione rappresenta la legge sulla quale si costruisce una nazione e se lo stato non funziona, significa che tale legge non è adatta alle esigenze.

L’allora Popolo della libertà abbandonò qualsiasi intento di portare a compimento l’impegno in seguito al risultato delle elezioni parlamentari, a tenere botta rimasero un drappello di leghisti e il solito Cavaliere. Domanda: la riforma abortita del 2006 rientra nel computo delle misure che “nessun imprenditore, nessun lavoratore, nessun professionista, nessun cittadino” riterrebbe pensata non nell’interesse di tutti, ma di uno solo? Sicuri che nel sentire comune non sia viva la percezione che occorra rivedere gli squilibri del sistema giudiziario, se tanto è vero – puntualmente ricordano indagini internazionali – che tra i motivi per cui i capitali esteri non giungono in Italia compaiano la lentezza burocratica, amministrativa e giudiziaria? 

In vent’anni Berlusconi ha commesso molti errori – chi sa fa e solo chi fa sbaglia, chi non sa insegna. Si è lasciato fregare dai vizi privati, esposti poi sulla pubblica piazza dell’invidia e dell’ipocrisia moralista, tant’è. Il resto è noia, perché il dato di fatto è che non esistono né falchi né colombe, ma solo pulcini. La condanna confermata in Cassazione al Cav. è la condanna ad un movimento politico che ha vissuto per un ventennio sull’onda, raggiungendo quote mai toccate prima di favore popolare, e che non può contare su nessun altro. Colpa del leader? Ovviamente, in quanto leader, deve assumersene le responsabilità, ma deve essergli risultato tremendamente complicato identificare un erede che sapesse tenere botta. Siamo onesti e guardiamoli in faccia: avrebbero preso una scoppola nel confronto con Pier Luigi Bersani e tutte le altre considerazioni possono prendere e andarsene in vacanza.

Berlusconi è ununicum, al resto della compagnia riesce bene guardarsi i piedi e nulla più. Sarò più realista del re: il centrodestra non ha mai iniziato un cammino di elaborazione culturale e politica (al più ci sono i soliti nostalgici missini fermi a Mishima) e i colpevoli sono tutti lì, in fila per chiedere al Cav. un appiglio per non affogare. Che Dio ce la mandi buona!

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