Il bluff dell’opinione pubblica

By Redazione

luglio 14, 2013 politica

L’opinione pubblica è un fenomeno dell’istinto. Lo diceva quel genio reazionario di Fernando Pessoa, consapevole del rischio di adeguarsi a ciò che è nulla di più di “uno stato di mera tendenza, un’atmosfera, una pressione”. Eppure oggi buona parte delle nostre scelte sono condizionate proprio da questo elemento istintuale generato da un mix di dati statistici, manipolazione dei media e strumentalizzazione politica.

Il problema attraversa tutte le società democratiche dove il potere è generato dal consenso: ciò che la gente pensa non è ciò che realmente è, ma le decisioni si prendono sempre di più su ciò che la gente pensa.
Recentemente la Royal Statistical Society di Londra  ha pubblicato un report dal titolo: “Il pericolo della percezione”, per studiare il divario esistente tra opinione pubblica e realtà. E così, tra i tanti dati, emerge che in Gran Bretagna il 60% delle persone pensa che la criminalità sia in costante aumento, mentre dal 1995 è diminuita del 53% e nell’ultimo anno di quasi il 20.

Oltre un quarto dei britannici crede che tra le prime tre voci di spesa statale ci sia quella degli aiuti all’estero, mentre in realtà è una delle ultime (appena l’1% del bilancio, un decimo di quanto costano le pensioni). Il numero di coloro che credono che per risparmiare lo Stato dovrebbe ridurre gli assegni familiari è più del doppio di coloro che pensano che debba innalzare l’età pensionabile a 66 anni (cosa che renderebbe un beneficio di oltre 5 miliardi di sterline contro miseri 290 milioni).

Spesso la politica e i centri di potere che si muovono dietro di essa utilizzano queste distorsioni per imporre scelte che altrimenti sarebbe difficile far accettare. Per esempio, aumentare la percezione di insicurezza dei cittadini consente di imporre politiche di controllo sociale che violano diritti e privacy, limitando la libertà individuale. Il governo americano si è appellato alla sicurezza nazionale e al rischio terrorismo per giustificare lo spionaggio su scala globale ed il controllo delle comunicazioni tra cittadini. E in Italia la creazione di un Grande Fratello fiscale che spia e presume i nostri consumi, le nostre spese, le nostre attitudini, è motivata con la retorica della lotta all’evasione in un paese in cui l’oppressione fiscale tocca vette da società feudale.

Ma la manipolazione dell’opinione pubblica può essere fatta anche per limitare i poteri sovrani. Sempre in Italia, l’attacco che in questi ultimi anni è stato fatto alla politica ad opera dei grandi giornali di proprietà di gruppi bancari e industriali ha travalicato la legittima critica alle inefficienze del Parlamento e delle istituzioni. È tuttora opinione diffusa che i parlamentari italiani siano i più pagati in Europa e quelli che godono di maggiori benefit.

Eppure, recenti dati della Camera, rivelano il contrario: il costo complessivo mensile di un parlamentare italiano è oggi il più basso in Europa (la metà di un deputato europeo, il 40% in meno di uno tedesco ed il 30 di uno inglese). Un onorevole italiano ha diritto alla pensione dopo 5 anni di mandato mentre uno francese o uno tedesco dopo appena 1 anno; in Germania e a Bruxelles i parlamentari non versano un euro di contributo per la loro pensione mentre quelli italiani quasi il 9% della loro indennità. Un onorevole italiano paga mensilmente 800 € ad un fondo di solidarietà per vedersi riconosciuto  l’assegno di fine mandato, mentre un francese 27 € e tedeschi, inglesi ed europarlamentari non versano alcun contributo.

E in parte, la crisi dei grillini, che sull’attacco alla ricca casta politica devono la loro fortuna, deriva dal fatto che una volta entrati in Parlamento si sono accorti che non c’era alcun caveau nascosto e nessun tesoro sottratto al Paese, ma al contrario la casta dei parlamentari era molto meno casta di altre e la più esposta al linciaggio mediatico. L’opinione pubblica è un bluff. Una volta costruita è impossibile smontarla. E sotto questa impalcatura frana la convivenza sociale in un sistema democratico in cui le decisioni dipendono sempre più da un sentire comune manipolabile.

© Il Tempo, 14 Luglio 2013 

(Il blog dell’Anarca

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