Povera Italia mia

By Redazione

maggio 16, 2013 politica

Un’Italia così mal ridotta non s’era mai vista, non la si ricorda a memoria d’uomo. Economicamente sul lastrico, socialmente dilaniata, moralmente ai minimi termini, politicamente inesistente. Nelle albe milanesi, vagano assassini con il piccone (trallalalà) e, siccome sono di colore, da un lato il livello di moralismo oramai raggiunto, esenta le istituzioni dal giudizio, dall’altro ci si attacca a questo fatto razziale, come se la questione antropologica fosse l’unica causa del gesto.

Nei tribunali, poi, si spacciano opinioni personali come verità, e le requisitorie diventano un genere letterario. Nelle piazze si spaccia per rito democratico lo scontro fisico e la demonizzazione dell’avversario, come se nulla fosse, riprendendo e commentandolo in televisione: “ecco il popolo di Berlusconi e, dall’altra parte, i cittadini che protestano”. Si sottovaluta allegramente e morbosamente che siamo ad un passo – ma davvero ad un nonnulla – da uno scontro brutale, che rischia di dar vita a subdole forme di autoritarismo. E’ la ricetta politica da anni in voga nella sinistra italiana che parte dal principio, anzi dal dogma, dell’innocenza originale della loro parte.

La loro presunzione di superiorità morale, del resto, è una legenda che dura da almeno cinquant’anni. I riti più disprezzabili di culture esecrabili, divengono mode, e qualunque amante tradito si sente in diritto di gettare l’acido muriatico sul volto della ipotetica fedifraga. L’amore è tramutato in senso del possesso, il dovere in rogna quotidiana, l’onore è divenuto un accessorio per lo più collocato tra le proprie o altrui gambe. Gli imprenditori più grandi e ricchi vivono sulle spalle dello Stato, i più piccoli – e spesso più onesti e capaci – vengono strangolati dalle spire burocratiche dello stesso Stato. Il suicidio è una nuova e drammatica forma di saldo finale economico e morale con la società. La disperazione ha sostituto l’ideologia e arma il nuovo terrorismo “fai da te”.

La politica attuale, poi, spaccia la propria incapacità di agire e la sua scarsa autorevolezza, per pacificazione nazionale. Si incontrano nei conventi, fanno finta di litigare, si danno all’avanspettacolo, mentre fuori dall’alveo amicale del governo, i partiti preparano le loro rese dei conti interne. S’è ben capito: nel Pd le nuove alleanze mirano a disinnestare la rottamazione di Renzi (reo, a dire il vero, di un attendismo che fa dubitare dell’autenticità del suo acume) e si prepara una stagione di schizofrenia politica tra coloro che terranno in piedi il governo, e quelli che per ritrovare il consenso perduto, tenteranno ogni espediente per minarne la credibilità. Nel centro destra, la bipolarità non è meno evidente, ma, almeno, si tratta di mera strategia.

Si sta al governo fin quando governare paga, poi – non appena l’elettorato comprenderà che non c’è possibilità alcuna di migliorare lo stato di disgrazia sociale in cui siamo precipitati – si staccherà la spina. Sempre se non sarà proprio il Pd, sollecitato da grillini in fuga e base elettorale incazzata, a far cadere – come si dceva poc’anzi – il governo per riconquistare una smarrita credibilità identitaria. Ma è anche vero che l’antipolitica ha mostrato l’ala della demenza che l’alimenta. Litigano per questioni di rendicontazione di pranzi e cene, meschini ed incapaci usurpatori dell’autorità che questo collassato sistema democratico gli ha fornito.

Nella tundra del pensiero nelle menti degli intellettuali più in voga, fiorisce solo la sociologia: ideologica è la fine delle ideologie, statica la visione della storia che ci propongono sui giornali. Anzi sui giornaloni, come li chiama ironicamente qualcuno. La menzogna regna ovunque sovrana. Il peggio sembra essere l’unica certezza che ci rimane. Siamo oggetti ridotti all’impotenza. L’assurdo è diventato fatale, la fatalità ha assunto il senso della logica. Il peggio è assicurato e noi ne siamo complici. Perché pensiamo, ognuno di noi in cuor suo pensa, di aver ragione e rendiamo tutto lecito.

Impotenti viviamo il malinteso e moltiplichiamo i nostri disordini interiori e sociali. Il ritorno all’origine sarebbe l’unica salvezza. Ma temo si sia perduta la via: le briciole che i più avveduti avevano seminato nel bosco, sono state spazzate forse per sempre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *