Sondaggio: A Roma, Marino in testa

By Redazione

maggio 2, 2013 politica

Sul fatto che per decidere il nuovo sindaco di Roma ci sarebbero voluti i tempi supplementari del ballottaggio, c’erano pochi dubbi, ma il primo sondaggio SpinCon per RomaPost certifica quello che era nell’aria: i due big, Marino ed Alemanno, devono stare molto attenti. E le insidie per loro non arrivano solo dal Movimento Cinque Stelle, ma anche da Alfio Marchini che con il suo 11,2% è la vera sorpresa. Marino è al momento in testa con il 34,8%, seguito subito dopo dal sindaco uscente Alemanno al 30%. Dietro di loro, il grillino Marcello De Vito si ferma al 18,9%, un dato inferiore alla media nazionale, ma a Roma il voto di protesta, e non solo, è intercettato dal “quarto incomodo”, il costruttore “calce e martello” Alfio Marchini, abbondantemente in doppia cifra.

Gli altri, in cui la parte del leone la fa la lista Repubblica Romana di Sandro Medici si attestano al 5,1%. Nel sondaggio di Spincon, sono evidenziate molte delle varianti che caratterizzeranno questo ultimo mese di campagna elettorale. Il primo dato è quello della percentuale in salita di Alfio Marchini che parte da un dato di tutto rispetto, frutto della sommatoria del voto di varie componenti: i delusi di Alemanno, parte del bacino democratico, un centro orfano dell’Udc, innesti intelligenti e prolifici dal punto vista dei numeri come Alessandro Onorato (ex capogruppo capitolino dell’Udc), i suoi simpatizzanti e una variabile casuale di voti da “pescare” fra gli astensionisti.

Alemanno paga il fatto di essere ricandidato. Di solito (tranne il caso di Veltroni e, prima, di Rutelli) il sindaco che si ricandida, poche volte in Italia viene rieletto. O quantomeno deve faticare parecchio per ottenere il secondo mandato. Nel caso di Alemanno bisogna anche valutare lo spaccamento (o meglio la non coesione) del centrodestra intorno alla sua candidatura. Ha perso l’appoggio dei tassisti (passati con Marchini grazie a Loreno Bittarelli, leader del 3570) e soffre sia dell’ondata giudiziaria riconducibile al suo entourage, sia delle possibili fronde interne al Pdl (e non solo) al momento del voto.

Ignazio Marino è il punto interrogativo più grande. Sostenuto dall’armata Bettini e da Sel, il candidato genovese è il favorito sulla carta. Si, sulla carta, perché di fatto, dopo il suo exploit alle primarie, la sua percentuale alle urne potrebbe scendere parecchio, visto soprattutto che non tutto il partito democratico sta sostenendo come si deve la sua candidatura. Marcello De Vito cammina sereno. Il voto grillino è una sicurezza (anche se le percentuali locali non rispecchiano, come nel caso del Friuli, i consensi a livello nazionale) non riguardo alla vittoria, ma di sicuro per tentare di arrivare al ballottaggio.

Con relativa fatica, la sua campagna elettorale va da sola, spinta dal clima di dissenso e di voglia di cambiamento radicale. Sarà, nella peggiore delle ipotesi, il capogruppo dei Cinque stelle in Campidoglio, un ruolo di tutto rispetto e di grande responsabilità in questo momento storico dell’amministrazione.

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