Swg: Il sorpasso del centrodestra

By Michele Di Lollo

marzo 28, 2013 politica

Ripartiamo da dove ci eravamo fermati. Il 25 febbraio scorso, quando i cronometri si bloccarono alla chiusura delle urne, il responso fu chiaro: ingovernabilità. Il centrosinistra si aggiudicava il primo posto con il 29,5% dei consensi, seguito dal centrodestra (29,2%) e dal Movimento Cinque Stelle al 25,5%. Quest’ultimo partito si affermava come prima forza politica del paese, scavalcando di un soffio (0,1%) il Pd.

Questo accadeva un mese e qualche giorno fa. Da allora poco o nulla è cambiato a livello politico, ma numeri profetizzano trasformazioni imminenti. Le consultazioni che hanno visto il presidente della Repubblica dare un incarico provvisorio a Pier Luigi Bersani hanno prodotto scarsi risultati. L’opposizione del Partito Democratico a dialogare apertamente con il blocco azzurro ha portato il segretario democratico a un confronto forzato con i grillini del M5S, senza ottenere uno straccio di fiducia da presentare al capo dello stato. Bersani le ha provate tutte, tra i corridoi di Montecitorio, in diretta streaming, in tv, tramite comunicati stampa. Ha provato con ogni modo possibile a convincere Beppe Grillo e compagni a sostenerlo nel prossimo governo, ma tutto è fallito miseramente.

È qui che si gioca gran parte dei mutamenti annunciati dall’ultimo sondaggio Swg, realizzato per la trasmissione di Rai 3, Agorà. La grande novità è che Popolo della Libertà si erge a primo partito con il 26,2% delle preferenze, seguito dal Pd al 26% e dal M5S che scende al 24,8%. Questi dati sono interessanti per diversi fattori. Innanzitutto i numeri delle coalizioni, in particolare quelli della coalizione azzurra. Il vantaggio sul centrosinistra è netto. Con il 32%, il centrodestra sovrasta Bersani e i suoi di quasi 4 punti (3,9%), un cambiamento incredibile se si fa riferimento ai risultati delle elezioni e ancora di più se si guarda l’andamento di lungo periodo del blocco berlusconiano.

Poi il Movimento Cinque Stelle. I pentastellati ottengono il risultato più basso dalla data delle elezioni. Il “no” a tutti i costi fa perdere quasi un punto (0,7%), dopo una breve salita registrata la scorsa settimana quando Grillo e i suoi avevano toccato il 26,9% (-2,1% se si comparano questi numeri con quelli odierni). Si tratta di un dato che, in parte, giustifica la crescita degli altri due partiti maggiori. Non a caso nelle ultime ore si è parlato di un cambio di regime, caratterizzato da una lieve apertura del M5S all’ipotesi di fiducia nei confronti di un candidato “pseudo-tecnico” in vista delle consultazioni dirette con Giorgio Napolitano.

Se si votasse oggi il Pdl si presenterebbe agli elettori con un più 4,6% in più rispetto alle scorse elezioni e un più 2% tondo rispetto a una settimana fa, segno di un recupero di fiducia decisivo negli ultimi giorni. Non resta che attendere come gli elettori di centrodestra prenderanno l’apertura di Silvio Berlusconi a un governo di larghe intese Pd-Pdl-Lega-Scelta Civica, con Bersani premier. Anche il Pd guadagna qualcosa rispetto alle ultime elezioni. Per l’esattezza dal 25,4% del 25 febbraio approda al 26% (+0,6%), mentre perde quasi mezzo punto (-0,4%) se si prendono in considerazione i dati della scorsa settimana, quando Bersani iniziava le consultazioni. È il segno che ai democratici non è piaciuta la prostrazione nei confronti di Grillo e ciò apre un’altra finestra sul sondaggio che cambia le carte in tavola anche sul fronte della leadership a sinistra. In caso di nuove elezioni, il 66% degli italiani vorrebbe Matteo Renzi leader della coalizione progressista, mentre soltanto il 10% confermerebbe nel ruolo Pier Luigi Bersani. Il sindaco di Firenze, inoltre, piace moltissimo agli elettori di centrodestra (71%) e anche del Movimento 5 Stelle (68%), confermando la capacità – che molti gli riconoscono – di attrarre voti oltre il recinto del centrosinistra (che lo vuole leader della coalizione al 56 per cento).

Il sondaggio suggerisce l’idea di un elettorato alquanto disorientato, pronto a cambiare opinione repentinamente e in modo decisivo. L’evoluzione degli eventi potrebbe rivelarci in effetti nuove sorprese e molto dipenderà dalle decisioni che assumerà Napolitano nei prossimi giorni. Rispetto a sette giorni fa perde consensi anche Scelta Civica (-1,1%), che scende al 6,8 per cento, mentre guadagna più di mezzo punto (+0,6%) la Lega Nord. In salita anche Sel (+0,5%) e Udc (+0,3%), in lieve calo invece Rivoluzione civile (-0,2%). Resta pressoché stabile Fratelli d’Italia all’1% (+0,1%).

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