Il bicchiere vuoto di Bersani

By Michele Di Lollo

marzo 26, 2013 politica

Qualche minuto dopo le undici e mezza un amico giornalista pubblica un post su Twitter: “Ore 11.30. #Bersani alla buvette beve un bicchiere di vino bianco”. La giornata per il segretario del Pd è iniziata da un pezzo. Alle dieci è andato online con la diretta streaming, l’incontro con i delegati del Movimento Cinque Stelle, Roberta Lombardi e Vito Crimi. La proposta è una: fare un esecutivo di cambiamento. Riforme in campo economico e istituzionale. Sblocco dei pagamenti alle piccole imprese. Opere da affidare ai comuni. Green economy e nuove norme sul lavoro. Una legge che riduca il finanziamento pubblico ai partiti. Terapia d’urto sulla corruzione e norme antimafia. Riforma costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari. Correzione del bicameralismo e superamento delle province. Potrebbe proporre la conquista di Marte e il risultato non cambierebbe. La risposta è sempre la stessa. No. I grillini sbattono la porta in faccia al segretario del Pd, per l’ennesima volta, in streaming, come da copione. E come ampiamente preannunciato da Beppe Grillo.

Ribadiscono la loro opposizione e si dichiarano pronti ad appoggiare la sinistra solo su singoli provvedimenti. Fanno sapere in un comunicato: «La procedura di conferimento del voto di fiducia nasce con il preciso scopo di far nascere un governo, creando una stabile maggioranza politica. Un impegno così oneroso non può essere sostenuto dal movimento a favore del Pd e del suo attuale leader».

«Ascoltandola mi è sembrato di essere davanti a una puntata di Ballarò», dice a Bersani Roberta Lombardi, capogruppo M5S alla Camera. «Sono vent’anni che sentiamo le stesse cose». L’incontro va avanti e solo qualche ora dopo Grillo, dal suo blog, rincara la dose: «Pdl e pdmenoelle sono vent’anni che ci prendono per il culo e non hanno ancora il pudore di togliersi in modo spontaneo dai coglioni». Bersani, Berlusconi, Monti e D’Alema sono «padri puttanieri» che hanno governato per vent’anni a spese dei figli. Il niet è netto.

Durante l’incontro, Bersani aveva sostenuto che il particolare momento di incertezza parlamentare potrebbe, proprio adesso, consentire le innovazioni. E avvertiva: «Qui purtroppo non è Ballarò, qui è una roba seria. Il rischio è di passare dal faremo all’avremmo potuto fare». Ma è tutto inutile. I Cinque Stelle, nella conferenza stampa con i giornalisti dopo le consultazioni, precisano che non hanno intenzione neppure di uscire dall’aula per abbassare il quorum necessario per la fiducia.

Bersani sorseggia vino bianco mentre non è nemmeno mezzogiorno. Segno che qualcosa non va. Ostenta sicurezza, liquidando la domanda dei giornalilsti sul quando vedrà il Capo dello Stato con un «salirò». Ma i conti non tornano. «L’esecutivo si fa in 48 ore, non servono mesi», ricordava durante la diretta. «Non lasciamo il paese senza una soluzione», recitava verso la fine dell’incontro. Parole buttate al vento. I delegati del M5S non scendono a patti. Se si vuole avere a che fare con loro, se si vuole trovare davvero una soluzione, l’unica opzione è quella di un governo targato cinque stelle. Un gioco a somma negativa per Bersani. Al segretario non resta che guardare il bicchiere di bianco, con il suo triste responso: non è neppure mezzogiorno, eppure è già vuoto.

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