Come si chiude un giornale oggi

By Redazione

marzo 23, 2013 politica

Che il mondo dell’editoria non godesse proprio di una salute di ferro si sapeva e da parecchio tempo. Che i quotidiani, e più in generale la stampa, fossero i primi a essere colpiti dalla crisi, era noto anche questo. Ma che una testata come “Cronache di Liberal di Ferdinando Adornato”, che nel corso degli ultimi cinque anni ha potuto contare su un finanziamento complessivo statale di oltre dieci milioni di euro, abbia chiuso bottega per colpa della crisi e del “perdurante, progressivo annuale calo dei contributi che colpisce il settore” (così recita la nota di commiato dell’editore stesso), ecco questo ha dell’incredibile.

I dipendenti che lavorano al giornale sono in tutto quindici, dodici giornalisti e tre poligrafici, e già da due anni avevano sottoscritto con l’azienda dei contratti di solidarietà che li avevano costretti a un ritmo lavorativo quasi pari a quello di un part time. Oltre tutto, da giugno 2012, la testata aveva interrotto le pubblicazioni cartacee per proseguirle solamente sul web, cosa che in teoria avrebbe dovuto far risparmiare all’azienda i costi della distribuzione, della carta e della tipografia.

Fatto sta che un mese fa esatto, ai lavoratori di Liberal è stata comunicata l’improvvisa sospensione delle pubblicazioni, a partire da lunedì 25 marzo, e la probabile cessazione dell’attività con conseguenti licenziamenti a partire da aprile 2013. Sul sito internet della testata (www.liberalweb.it) è ancora oggi leggibile il comunicato sindacale a firma della redazione, riassumibile così: “I redattori di Liberal esprimono tutto il loro sconcerto per una escalation che ha portato nel giro di quattro settimane alla chiusura del giornale. Seppure informati su specifiche difficoltà finanziarie incontrate dall’azienda e legate al contributo per l’editoria, restiamo increduli di fronte a una dismissione consumata con una rapidità senza precedenti”.

Ancora: “In questi ultimi mesi troppo poco è stato fatto” dall’azienda “per dare forza al progetto del quotidiano digitale. Eppure, nonostante l’inesistente campagna promozionale, in poche settimane sono stati raggiunti risultati ragguardevoli quanto a contatti giornalieri”. Infine una questione tanto importante quanto delicata: “Vogliamo anche credere che la notizia di un imminente congelamento del contributo pubblico atteso per fine anno non fosse già a disposizione dell’Editore. Va ricordato infatti che pochi giorni fa lo stesso Editore ha formalmente proposto a tutti i dipendenti di saldare il pagamento delle spettanze solo successivamente all’arrivo del predetto contributo”.

Su quest’ultimo aspetto, due giorni fa, il Fatto Quotidiano ha dedicato un’intera pagina raccontando che, secondo quanto risulta al Fatto, l’editore di liberal, il deputato dell’Udc Ferdinando Adornato, sarebbe finito sotto la lente d’ingrandimento della giustizia sia per i conti di Liberal sia per un’altra pubblicazione bimestrale, anch’essa soggetta a contributo statale. Scrive il Fatto sui conti di Liberal: “Già nel 2012 erano emerse irregolarità, ma il Dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio ha dovuto comunque erogare il finanziamento perché gli accertamenti non erano stati completati.

L’erogazione però è salvo ripetizioni: se emerge che Adornato non aveva titolo di ricevere quei soldi, li dovrà dare indietro”. E qui si arriva al nodo cruciale. Sempre il Fatto: “Ma nella trattativa con i quindici dipendenti, l’azienda sta legando il pagamento di alcune voci (come l’indennità sostitutiva del preavviso non lavorato, comunque ridotta del 50 per cento) al ricevimento da parte della società degli importi spettanti – anno 2012 – da parte della Presidenza del Consiglio. Soldi che forse non arriveranno mai”. Quella che sta per iniziare è la settimana delle trattative sindacali tra la redazione e l’azienda che edita Liberal (la quale starebbe per finire in liquidazione). E nel dare tutta la nostra solidarietà ai colleghi redattori e ai lavoratori dipendenti di Liberal, ci auguriamo che possano trovare quanto prima e nel modo più sereno possibile una soluzione soddisfacente.

Del resto, gli stessi redattori assicurano: “Non ci si può arrendere professionalmente di fronte a una vicenda come questa. E ribadiamo che sarà perseguita ogni strada possibile per tornare quanto prima a impegnarci nelle battaglie di sempre”. Noi glielo auguriamo.

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