Un lavoro a misura di persona

By Redazione

marzo 18, 2013 politica

Nel giorno dell’undicesimo anniversario della morte di Marco Biagi, pubblichiamo la relazione al disegno di legge “Delega al governo per la definizione di regole universali del lavoro riunite in uno Statuto dei Lavori e per la libera contrattazione dei rapporti di lavoro” che vede come primo firmatario l’ex Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

Le straordinarie trasformazioni in atto nelle economie e nelle società rispetto agli assetti produttivi che hanno caratterizzato il secolo trascorso impongono una regolazione del lavoro semplice e naturale, libera da quegli schemi ideologici che hanno cronicamente atrofizzato l’occupazione e la remunerazione del lavoro in Italia. Il 14 febbraio 2002, Marco Biagi depositava in un computer del Ministero del Lavoro un agile progetto di “Statuto dei lavori”, a pochi giorni dalla sua uccisione per mano delle Brigate Rosse, con l’obiettivo di produrre a regime un testo unico di poche norme riferite a diritti universali e inderogabili, rinviando la definizione delle correlate tutele alla flessibile contrattazione collettiva o individuale, ove certificata.

Marco Biagi era profondamente convinto che maggiori e migliori posti di lavoro non si creano per decreto. Le leggi possono semmai contribuire a creare un contesto favorevole per la competitività delle imprese e sostenere la loro naturale propensione ad assumere e investire in modo stabile sulle persone. Ma possono anche determinare un effetto contrario comprimendo, come avvenuto recentemente con la legge Fornero, le potenzialità del sistema produttivo e le istanze di inclusione, soprattutto là dove non siano capaci di interpretare e governare gli imponenti mutamenti intervenuti nella società e nel lavoro. Il centralismo regolatorio di matrice statalista e burocratica della legge n. 92/2012 riflette ancora, del resto, assetti di produzione propri della vecchia economia. Dominati dalla grande fabbrica industriale.

Con modelli di organizzazione del lavoro standardizzati e rigidi. Con un perimetro aziendale ben definito quanto a struttura, composizione della manodopera, localizzazione territoriale. Al lavoro stabile e per una intera carriera si contrappongono oggi sempre più frequenti transizioni occupazionali e professionali che richiedono tutele più adeguate e diversificate e un rinnovato protagonismo di liberi e responsabili corpi intermedi come degli stessi lavoratori e imprenditori nel naturale dialogo interno alla singola impresa.

I mutamenti del mondo del lavoro implicano l’insorgere di esigenze che spiazzano un sistema di tutele ingessato – perché fatto di molte norme rigide quanto poco adattabili alla mutevole realtà del lavoro – suggerendo l’introduzione di assetti regolatori maggiormente duttili e responsabilizzati nell’ambito di una cornice di diritti universali. I primi mesi di applicazione della legge Fornero hanno reso palese, e non solo nei settori maggiormente esposti alla competizione internazionale, l’insofferenza verso un corpo normativo rigido, uniforme, sovrabbondante e farraginoso che, pur senza dare vere sicurezze a chi lavora, rallenta inutilmente il dinamismo dei processi produttivi e dell’organizzazione del lavoro e pone inutili barriere all’accesso del lavoro.

È giunto il tempo di realizzare l’intuizione di quella parte del sindacato che sosteneva con coraggio e lungimiranza, rispetto al dibattito che ha poi portato alla codificazione dello Statuto dei lavoratori del 1970, che “il contratto è il mio Statuto”. E questo approccio significa il passaggio dal rigido centralismo che pretende la definizione di soluzioni uniformi alla libera, responsabile e duttile regolazione nei luoghi, in modo che le tutele siano effettive ed il lavoro produttivo. In questa prospettiva culturale e valoriale deve essere letto l’articolo 8 del decreto legge n. 138/2011. Una norma ancora poco attuata, perché vittima dello stesso clima di odio e massimalismo che colpì dieci anni fa la legge Biagi, e che tuttavia, nel valorizzare un quadro regolatorio sussidiario del lavoro e relazioni industriali di prossimità, ha introdotto la strumentazione complementare per lo “Statuto dei lavori”.

In coerenza con essa si ripropone il potenziamento degli istituti della certificazione e dell’arbitrato per un adeguato sostegno alla libera determinazione negli accordi individuali e per una tempestiva risoluzione sussidiaria di ogni conflitto secondo equità. Il fallimento della legge Fornero ci conferma oggi che questa è l’unica strada praticabile per superare una concezione sterilmente conflittuale e antagonista dei rapporti di lavoro consolidando e, anzi, estendendo i diritti del lavoro. Non solo quelli presidiati da norme inderogabili di legge, ma anche quelli di matrice promozionale che li rendono adattabili ed esigibili a una realtà in costante movimento. Il disegno di legge che presentiamo oggi non fa dunque altro che dare nuova linfa vitale all’agile progetto di “Statuto dei lavori” scritto da Marco Biagi il 14 febbraio del 2002.

Rispetto a quel documento, assunto integralmente, sono stati necessari solo alcuni emendamenti utili per dare conto della più recente evoluzione del quadro legale e per abrogare le dannose disposizioni della legge n. 92/2012. Il progetto si sostanzia, molto semplicemente e in coerenza con il pluralismo dei modi di lavorare, in una ampia delega alla contrattazione tra le parti, vuoi a livello collettivo e di prossimità vuoi anche a livello individuale mediante la valorizzazione delle sedi di certificazione attivate ai sensi della legge Biagi. Viene fatto salvo, per tutti i lavoratori e non solo per i dipendenti, un nucleo fondamentale di diritti basici applicabile a tutti i rapporti di lavoro a prescindere dalla natura pubblica o privata del datore di lavoro e dalla qualificazione del contratto come autonomo, subordinato, associativo o atipico.

Si introducono diritti promozionali per l’occupabilità con particolare riferimento alla formazione, riconoscendo il valore culturale e formativo del lavoro e – in una prospettiva antropologica positiva – l’impresa come comunità e non come sede di sfruttamento dell’uomo su altri uomini. Statuto dei lavori, articolo 8 sulla contrattazione di prossimità, certificazione e arbitrato costituiscono gli strumenti di un nuovo diritto del lavoro a misura di ciascuna persona, di tutte le persone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *