Voglio una destra spericolata

By Redazione

marzo 1, 2013 politica

Cerco la destra. Qualcuno sa dirmi dove è andata a finire? Si, la destra, ve la ricordate? Quella donna affascinante che si muoveva sinuosa tra nostalgismo e avanguardia, romanticismo e modernità, spiritualismo e materialità. Era la destra, anzi la Destra. Non che fosse particolarmente bella, va bene, però aveva un magnetismo che faceva perdere la testa: sguardo fiero, profondo, tagliente, era altezzosa, orgogliosa, invidiata, a volte un po’ temuta, spesso derisa per invidia da chi non aveva cuore sufficiente per guardarla veramente negli occhi e per entrarle veramente nell’anima.

Lei era la colpa, il peccato, la vergogna e l’espiazione di una nazione che ha sempre avuto bisogno di mettersi a posto la coscienza con le coscienze degli altri. Ma era anche un pezzo dell’anima più profonda di questa nazione. Beh, io non me la sono dimenticata. La destra me la ricordo perché m’innamorai di lei che ero poco più che adolescente e da allora l’ho sempre amata. Sia chiaro, non parlo della destra di Fini, quella specie di purga salottiera che ha trasformato un’eredità storica in un letamaio politico e intellettuale; e neppure quella di Storace, simpatico goliarda maccheronico che sta alla destra come la sora Lella alla drammaturgia. Parlo di un’altra destra, quella che ha saputo leggere le carte astrali della modernità prevedendo lo scorrere della storia nel turbine degli accadimenti più convulsi.

La destra che ha anticipato la mostruosità dello Stato mondiale, l’attraversamento del nichilismo, la morte del linguaggio, il dominio dell’immediatezza dei media, la crisi della politica e della sua sovranità, il trionfo della Tecnica, la morte dell’individuo e della sua libertà. Parlo di quella destra così poco di destra che amarono Jünger, Marinetti, Brasillach e Prezzolini; ma anche Ellul e McLuhan, Hanna Arendt e Ayn Rand. No, tranquilli, non voglio farvi il solito pantheon intellettuale per farvi vedere che ho letto qualche libro. Voglio solo accarezzare le sensazioni di un vissuto passato alla ricerca disperata di una scia di profumo che quella donna ha lasciato dietro di sé: la destra conservatrice e libertaria, aristocratica e popolare, nazionalista e imperiale, europea perché anti-europeista.

In questi giorni l’ho cercata, voluta, desiderata. A sprazzi l’ho trovata negli ultimi slanci di uno stanco Berlusconi, solitario ardito nel fallimento del berlusconismo; ma di più l’ho trovata nella determinazione sognatrice di Giorgia Meloni e della sua sfida alle stelle. Nella dignità orgogliosa di Crosetto e persino nel dandismo autodistruttivo di quel “genio e sregolatezza” di Oscar Giannino. Questa destra io la vedo in Europa, incoerente come sempre, tra Marine Le Pen, David Cameron e il compianto Pim Fortuyn, il primo leader omosessuale che sarebbe diventato capo di governo se un assassino non l’avesse strappato alla storia.

Questo desiderio di destra lo ritrovo in molti amici che come me la cercano, orfani di un amore come ultimo riparo mentre tutto crolla. Nel 1913, in tempi accelerati come questi, Umberto Boccioni svelò l’unica verità di cui la politica dovrebbe appropriarsi: “non c’è nulla di immobile nella nostra moderna intuizione della vita”. Ecco, questo paese ha bisogno di ritrovare una destra vestita di un abito nuovo e di una nuova intuizione. Una destra identitaria e liberale con un tocco di rimmel libertario. Una destra capace di raccontare la libertà dell’individuo nell’epoca dello Stato mostro e il bisogno della nazione nel tempo delle tecnocrazie senza volto e senza legittimità.

Una destra che rivendichi la sovranità della politica sull’economia, che spieghi che l’euro è il più grande imbroglio della storia e che un popolo senza spada e senza moneta non sarà mai sovrano ma schiavo. C’è un modo per narrarla questa destra senza cadere in noiose analisi di filosofia politica? Si cantandola, rubando le parole a Vasco Rossi: “voglio una destra spericolata, voglio una destra come Steve McQueen… Voglio una destra che non è mai tardi di quelle che non dormi mai…. Voglio una destra, la voglio piena di guai”. Ecco, di una destra così abbiamo tutti bisogno.

Il blog dell’Anarca

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