Noi non ci saremo

By Redazione

febbraio 28, 2013 politica

Della questione giudiziaria ci interessa molto poco. Se i giudici dimostrassero che alla base del passaggio del senatore De Gregorio al centrodestra c’è stato un atto di corruzione, questo rappresenterebbe un’aggravante. Quel che è inaccettabile è il problema politico di fondo. Ed è un tema che, prima o poi, andrà affrontato.

Facciamo un passo indietro. Nel 2006, Berlusconi certifica contro tutti e contro tutto che in questo paese un centrodestra esiste. Quello che ha governato con alterne fortune dal 2001 al 2006 ha mancato la riconferma per un soffio e si è dimostrato elettoralmente più solido, compatto e coeso di quanto i principali osservatori potessero immaginare.

Invece di prendere atto di questo dato e costruire su quella base una piattaforma programmatica seria e un centrodestra di stampo anglosassone (il modello europeo del Ppe ci piace assai meno, ma lo avremo comunque accettato), la dirigenza dell’allora Forza Italia – poi Pdl – sceglie scientemente di sacrificare quella maggioranza di fatto sull’altare di una non meglio precisata utilità immediata.

Inizia la cosiddetta “compravendita” di parlamentari. Potrebbe essere tutto giuridicamente impeccabile e il ragionamento non cambierebbe di una virgola. Quel tentativo goffo e controproducente di far cadere un governo che sarebbe franato da solo, pochi mesi dopo, ci ha consegnato un partito di centrodestra incapace di rappresentare un’alternativa valida al peggior centrosinistra europeo. E i danni di quell’azione scellerata non si sono determinati nel 2008, quando il disastro dell’Unione di Prodi permise a Silvio Berlusconi di asfaltare Walter Veltroni, ma qualche anno più tardi. Gli ultimi mesi del Governo Pdl-Lega sono stati uno strazio politico insostenibile e hanno messo a nudo tutti i mali che la classe dirigente pidiellina ha voluto a lungo nascondere sotto un tappeto.

Sappiamo per certo – perché loro stessi lo dicono – che l’associazione culturale di De Gregorio (e probabilmente molte altre) hanno ricevuto ingenti somme di denaro per stare in piedi e diventare, poi, parte integrante del Popolo della Libertà. Qual è stato il loro contributo di idee? Quale valore aggiunto hanno determinato questi transfughi alla Razzi o alla Scilipoti? Con molto meno dei soldi spesi per portarsi in casa qualche voto parlamentare e una marea di problemi, Berlusconi e i suoi colonnelli (di generali, ahinoi, nemmeno l’ombra) avrebbero potuto dare vita ad un think tank vero, rafforzare l’azione di elaborazione culturale di questo centrodestra rimasto fermo alle poche idee buone prodotte nel 1994, recuperando così al processo politico milioni di indecisi e frammenti importanti di società.

Invece si è puntato alla strada più breve, quella che appariva più facile e che al tempo stesso portava dritta allo sgretolamento della constituency elettorale del centrodestra italiano: occorreva ricercare le condizioni per riallacciare con l’elettorato moderato, centrista, con quello liberale deluso. Servivano idee. Invece si è puntato sulle figurine, sulla raccolta parlamentari modello tessera punti dell’Esselunga e sull’esatto contrario di quello che la parola “Politica” dovrebbe suscitare nella testa della gente. Oggi i magistrati vogliono vederci chiaro. Per tutta risposta ci viene chiesto di scendere in piazza per difendere quello che politicamente non possiamo difendere. Mandateci De Gregorio a manifestare: noi non ci saremo.

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