La sgangherata alleanza

By Redazione

febbraio 17, 2013 politica

Psicodramma nel “centrino” montiano. Ad una settimana dalle elezioni il nervosismo da quelle parti si taglia a fette. Tra il leader ed i due leaderini sembra non correre più buon sangue. Almeno da quando i secondi hanno realizzato che il Professore, lungi dal valorizzarli, li ha cannibalizzati riducendoli ai minimi termini. Fini e Casini non si danno pace. Come, proprio loro che con più entusiasmo avevano sostenuto il governo dei tecnici, adesso ne pagano le conseguenze con gli interessi?

Per quanto assurdo possa sembrare è proprio così: Monti non fa sconti a nessuno. Tantomeno a due sopravvissuti cui ha negato perfino una comparsata pubblica con loro. Infatti nessuno li ha visti insieme. Il premier uscente è terrorizzato dal vecchiume politico che potrebbe restargli appiccicato addosso strusciandosi con Fini e Casini. Il gelo tra i protagonisti di questa sgangherata alleanza, sembra sia dovuto al terrore che se la coalizione non non superasse la soglia del 10% nessuna delle tre formazioni porterebbe alla Camera neppure un deputato.

Sarà forse per questo che Monti ha accentuato i toni della sua già sorprendentemente aggressiva campagna elettorale, che a suo sostegno siano accorse alcune cancellerie europee e perfino, con dubbio gusto, anche il capo dello Stato dal quale nessuno si aspettava di udire le parole che ha detto, a margine della sua visita americana, in favore del premier. Se davvero, come numerosi sondaggisti prevedono, il fatidico sbarramento si sta allontanando in ragione del fatto che la bipolarizzazione tende a radicalizzarsi man mano che diminuiscono gli indecisi e gli astenuti, la “Scelta civica” di Monti ed i suoi pressoché ininfluenti compagni di viaggio corrono il serio pericolo di bruciare un’occasione che nacque, soltanto due mesi fa, nella prospettiva di riportare il Professore a Palazzo Chigi.

Per come si stanno mettendo le cose, ai centristi andrebbe perfino bene fare i turiferari di Bersani, acchiappando in limine l’ingresso a Montecitorio. Era prevedibile uno scenario di questo genere? Ampiamente, secondo noi. Monti, facendo lo schizzinoso, ha tagliato i ponti con gli ambienti del centrodestra disposti a supportarlo; ha imposto le sue candidature perfino all’Udc (di Fli poco si è curato vista la sua inconsistenza elettorale) umiliandolo ed innescando una crisi nel partito i cui effetti si vedranno subito dopo le elezioni con la probabile rivolta dei maggiorenti; ha trattato come appestato chi lo aveva comunque supportato lealmente (il Pdl, ma anche il Pd sia pure con maggiore riguardo): cos’altro c’era da attendersi se non un’implosione dagli effetti devastanti per il velleitario e composito aggregato “civico”?

Il premier ha messo insieme una squadra che immediatamente la si riconosce per avere la puzza sotto il naso. La sua lista dovrebbe essere controbilanciata dai partitini di Fini e Casini, ma non ne hanno la forza. Non è equidistante dai poli, ma equivicina a Bersani da cui spera di ottenere qualche posizione di rilievo. Gli spin doctor lo hanno spiegato a Monti che tutto questo non fa lievitare i consensi, ma li fa perdere?

Forse non ce n’è stato bisogno: deve essersene accorto da solo dopo aver valutato le performance negative, ricche di contraddizioni, nelle quali si è distinto in questa breve campagna elettorale. Alla vigilia della prova delle urne, i centristi sono lacerati da un altro problema. In quale famiglia politica europea si riconosceranno? Al debutto, Monti fece chiaramente intendere che la sua vicinanza al Ppe era fuori discussione. Ma, tanto per fare alcuni esempi, uomini di indiscutibile valore, provenienti da sinistra, come Ichino e Maran, per citare i più rappresentativi, già aderenti al Pse, condivideranno l’indicazione del leader?

E Fini, insieme con Della Vedova, potrà far parte dei popolari europei fermo restando il laicismo che traspare dalle posizioni assunte negli ultimi anni? E Casini in che compagnia si troverà, unito in Italia, ma diviso in Europa da chi si riconosce nell’Alde (liberaldemocratici), nei socialisti e perfino nei cosiddetti non iscritti? Non è una questione di poco momento. E non sarà facile dirimerla. A meno che, come immaginiamo, dopo le elezioni ognuno se ne andrà per la sua strada, prevedendo, oltretutto, che la legislatura durerà lo spazio di un mattino. Peccato che del “centrino” montiano non resterà neppure una foto di gruppo. La mancanza descrive una storia finita nel momento in cui è nata.

Il Tempo 

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