Il Festival del coso

By Redazione

febbraio 11, 2013 politica

Questa è la più insolita campagna elettorale degli ultimi anni. Sarà il periodo in cui si svolge, sarà la crisi che attanaglia l’economia e la speranza, sarà che tutti sanno che il prossimo Parlamento durerà il tempo necessario ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e poi tutti a casa, fatto sta che nessuno sembra particolarmente sconvolto dai futuri assetti politici del Paese.

Il quadro politico è talmente alterato che persino i sondaggisti, quelli veri non quelli su commissione, si rifiutano di “sondare” una campagna elettorale con 10 partiti, una frantumazione simile e soggetti completamente nuovi e dirompenti. E così, queste elezioni si trascinano lente, tra le orazioni funebri di Monti, le ninnanne di Bersani, le pacchianate di Berlusconi, le giacche di Giannino, le 150 sigarette di Crosetto, gli urlacci di Beppe Grillo, ma tutto secondo un binario comunicativo prestabilito; talmente prevedibile che la vis polemica si trasferisce dal rito elettorale all’altro grande rito nazionale: il Festival di Sanremo.

Che l’intera armata dell’antiberlusconismo televisivo si sia data appuntamento sul palcoscenico dell’Ariston, non deve trarre in inganno: il gioco delle parti rimane la struttura fondante di quella grande commedia dell’arte che è il dibattito pubblico nel nostro paese. La polemica è nota. Da una parte gli urlatori del libero pensiero che ci spiegano che l’arte è arte, la musica è musica, la satira è satira e in fondo “sono solo canzonette”, quindi non menatela troppo se, come ha detto Anna Oxa, “sembra la festa del 1° Maggio”.

Dall’altra Berlusconi che può gridare alla congiura comunista, allo schifo della Rai che la consente, dimenticando il fatto che se spettacolo, musica, teatro, cinema (e Rai) rimangono espressione di una minoranza ideologica e militante forse qualche responsabilità lui ce l’ha; se non altro per non aver capito in questi 20 anni, che l’immaginario simbolico si poteva coltivare da destra non solo con Pippo Franco, Emilio Fede e Apicella. In realtà tutti sappiamo (e lo sanno i diretti interessati) che Fazio, Littizzetto, Dandini, Crozza e via dicendo, sono i principali alleati del berlusconismo.

Sono loro che lo alimentano, anche perché senza di esso entrerebbero in crisi di astinenza o magari, dovrebbero cercarsi un lavoro vero. Se ne accorse mesi fa il grande Roberto Benigni che, nei giorni in cui Berlusconi uscì di scena, evaporò improvvisamente in battute così anonime che facevano ridere meno di una tribuna elettorale. Il Festival di Sanremo sarà il solito Festival di Sanremo: né più, né meno dissacrante degli altri. Con la sua musica buona o noiosa, con i suoi ospiti brillanti o imbarazzanti, con le sue polemiche vere o costruite: non ultima quella sulla presunta sceneggiata del matrimonio gay che starebbero organizzando Fazio e la Littizzetto.

La realtà è che il Festival di Sanremo sbancherebbe solo in una maniera: se Fazio invitasse Berlusconi ad un duello di quelli con i fiocchi. Come è stato in quella straordinaria puntata crossmediale che si è svolta da Santoro e Travaglio. E siamo convinti che il copione del Cavaliere saprebbe passare con nonchalance di battuta in battuta, dalla “lettera di coso” rivolta a Travaglio, al “Festival di coso” rivolto a Fazio.

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