Salvate il soldato Monti

By Redazione

febbraio 6, 2013 politica

Questo articolo è un appello accorato e disinteressato, fatto da uno che non voterà Mario Monti ma, occupandosi superficialmente di comunicazione politica, non può tacere di fronte allo scempio a cui sta assistendo; è un appello che rivolgo a coloro che circondano il professore bocconiano e lo supportano nella comunicazione e nell’immagine: al suo spin doctor, a chi ne studia il posizionamento in termini di marketing politico, ai guru della rete che lo fanno stare su twitter con la disinvoltura di mio nonno e l’umorismo di Calimero. Mi appello a voi esperti: intervenite prima che sia troppo tardi.

Mario Monti si sta muovendo in questa campagna elettorale come un elefante in una cristalleria; di più, come una bottiglia di rhum nella famosa bettola di Caracas: sta lì pieno di sé dietro la sua etichetta in attesa di essere scolato, o peggio, di essere spaccato sulla testa di qualche marinaio ubriaco. Qualcuno spieghi al Professore che le campagne elettorali si fanno per prendere voti e non per perderli; a quello già ci pensa Bersani. E che se anche il consenso popolare gli fa schifo (visto che lui è abituato a governare solo con quello dei circoli di bridge finanziario), deve sforzarsi di fare buon viso a cattivo gioco ed essere più disponibile a spiegare ai comuni mortali che poi dovrebbero votarlo, un po’ delle sue idee.

Per farlo basterebbero pochi accorgimenti di buon senso: per esempio suggerirgli, quando parla in pubblico, di aprire di più la bocca per trasformare il sibilo della voce in suono comprensibile e di spalancare un po’ gli occhi per rendere credibile il fatto che sono di un essere umano e non di un cyborg alimentato dai terminali di Goldman Sachs. Ma, soprattutto, c’è un aspetto che Monti e i suoi boys non sembrano aver capito: piaccia o meno, in una campagna elettorale, la politica è innanzitutto un prodotto da vendere: ha bisogno di coraggiosi mercanti, carovane allestite per lunghi viaggi, padronanza di idiomi e adattamento a mentalità diverse.

Non si può vendere il vuoto e non si può essere vuoti per vendere. A Monti questo non l’hanno spiegato e lui si è convinto che è possibile vincere le elezioni piazzando in giro distributori automatici di elogi; mi riferisco ai replicanti di quell’Europa istituzionale e tossica che continuano a sbrodolare giudizi sul suo buon governo e sul rischio che corrono i cittadini italiani se non dovessero scegliere come premier il professore. L’ultimo in ordine di tempo è stato il solito barbuto Martin Schulz, presidente tedesco del Parlamento europeo, a cui, in questi giorni, non è bastato entrare nella campagna elettorale italiana da Bruxelles, come altri suoi colleghi; e così ha deciso di venire a fare il suo comizio da noi per ricordare quanto Monti è stato bello, buono e bravo e che qualsiasi altra scelta elettorale degli italiani sarebbe un pericolo per la credibilità del paese.

Così non si fa: in gioco c’è la nostra sovranità nazionale e il nostro diritto non subire pressioni da rappresentanti internazionali nella scelta di chi ci deve governare. La questione è delicata a tal punto che Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è arrivata a chiedere l’intervento del Presidente Napolitano affinché si blocchino le ingerenze straniere. Ma il problema è anche di strategia comunicativa perché Monti sembra non considerare che ogni qualvolta uno di questi algidi rappresentanti dell’Europa germanocentrica interviene a suo favore, in giro risuona la canzone del Piave e il tedesco torna ad essere l’atavico “crucco”.

Il Professore dica ai suoi alleati germanici che può fare a meno di loro e provi a salire veramente in politica sporcandosi le mani, come stanno facendo gli altri. Si accorgerà che la democrazia non è un gioco a somma zero e che il rito elettorale è molto diverso da un tè al circolo Bilderberg.

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