La solitudine di Oscar Giannino

By Michele Di Lollo

gennaio 23, 2013 politica

Fare per fermare il declino soffre di solitudine. Un disagio che accomuna in questo periodo tanti liberali e che può costare un posto in Parlamento. Da queste parti non c’è spazio per gli inciuci. Il movimento è guidato da Oscar Giannino, corre da solo nella campagna elettorale. Obiettivo 4%. E il caso vuole che le percentuali siano uno dei punti interrogativi sul suo destino. C’è chi lo dà intorno al due, chi come SpinCon.it oltre il quattro, ma a parte i calcoli e l’aritmetica, l’elemento che più fa riflettere quando si fa riferimento a loro è perché Giannino e compagni non abbiano trovato alleati sulla via delle elezioni.

È un partito liberale, liberista in economia che molto poteva dare alla neo coalizione centrista, alla causa del professore, alla sua salita in cattedra, che pure si pone come il nuovo della politica per il 2013. Poteva essere l’alleato naturale. E invece niente, bocciato. Non piace ai montiani, probabilmente non piace neanche a Fini e Casini. Eppure quello che dice ha senso, parla chiaro e i contenuti del suo sito, messi nero su bianco, sono di gran lunga i più pragmatici tra i vari programmi che si trovano in giro sul web. Stila dieci punti. E tra questi alternato a riduzione delle tasse – 5 punti in cinque anni – e del debito, come sesto, c’è la risoluzione del conflitto d’interessi. Si legge che sia necessario adottare immediatamente una legislazione organica per sconfiggere la corruzione. Imporre trasparenza, verificabilità dei redditi, patrimoni e carriere.

Se ci si ferma un attimo su, viene naturale ripensare ai centristi. Cariche elettive, carriere e subito ci si specchia con una realtà ben definita. Ecco perché i centristi non lo vogliono, poi escono un paio di agenzie e il gioco è fatto. Molti tra gli eletti nella lista civica di Monti siedo ai tavoli di parecchi Cda. Il fior fiore dei capitani d’industria, l’aristocrazia dell’impresa e della finanza che fa quadrato intorno al professore con la regia di Luca Cordero di Montezemolo.

“Monti mi ha chiamato e mi ha detto che alcuni non mi volevano”, dichiara ieri Giannino. “Ho avuto l’impressione che fosse Montezemolo e l’ho detto al presidente del Consiglio”. Chi vuole la concorrenza sui treni non la vuole in politica. Sono parole che arrivano dai microfoni di radio 102,5. Si apre un mondo dietro le spalle di chi fino a ieri era il re delle cariche incumulabili: Silvio Berlusconi.

I nomi che emergono dalle liste di Monti fanno sembrare il cavaliere uno stagista alle prime armi. Altro che conflitto d’interessi, altro che tv. “Monti mi ha detto che avrebbe adottato parametri strettissimi per la selezione dei candidati”. Ma ad oggi l’unico criterio effettivamente seguito è l’assenza di criterio. Ci sarebbe bisogno di dimissioni, passi di lato, rinunce a molti incarichi per molti dei candidati. Le affermazioni di Oscar Giannino sono dure e vanno, come spesso gli accade, direttamente al punto: barattare un Berlusconi con personaggi più “pericolosi” è ridicolo. Fare per Fermare il declino corre senza alleati verso l’election day e non avrà vita facile. Rischia di restare fuori dal Parlamento. Fuori, ma con buon senso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *