Too close to call

By Michele Di Lollo

gennaio 17, 2013 politica

Due decimi di punto: è questa la distanza che divide oggi la coalizione di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani e quella di centrodestra capeggiata da Silvio Berlusconi. Un distacco statisticamente irrilevante e che ha tutti gli aspetti del “pareggio tecnico”. Secondo l’ultimo sondaggio Spincon, infatti, l’aggregazione messa in piedi dal Cavaliere e che, pur ruotando di fatto attorno al Pdl, imbarca Lega Nord, La Destra, Fratelli d’Italia, Grande Sud e Mir di Samorì, riesce a crescere di quasi 6 punti percentuali dalla rilevazione di dicembre. Merito in prima battuta dalla straripante presenza televisiva di Silvio Berlusconi ma non solo: a pesare sembra esserci una certa difficoltà di Monti e Bersani nell’intercettare il voto degli indecisi.

I numeri. Italia Bene Comune, la coalizione di forze che ha scelto con elezioni primarie aperte di affidarsi alla guida di Pierluigi Bersani, è accreditata dall’ultimo sondaggio Spincon di un 32% totale di consensi, con un calo generalizzato che pare colpire tutti i singoli componenti del rassemblement. Scende sensibilmente il Partito Democratico che non riesce ad andare oltre il 27,2% così come lascia per strada qualche decimo percentuale SEL (4,1%). Completano il quadro del centrosinistra nazionale Centro Democratico (0,3%), l’altoatesina Svp (0,2%) e i Socialisti di Nencini che, nonostante le presenze tv del loro leader, non si schiodano da uno 0,2% ormai strutturale.

Sta meglio di un mese fa il centrodestra e per la prima volta da mesi quella che nel 2008 sembrava essere un’armata invincibile appare seriamente in partita. A beneficiare del rimbalzo positivo è soprattutto il Pdl che torna anche se di poco sopra la soglia psicologica del 20% (20,1). Segue la Lega Nord (6,4%) poi La Destra (2,7%) in drastico calo perché deve dividere i voti con i Fratelli d’Italia di Meloni-Crosetto (2%). Più staccati ci sono Grande Sud (0,4%) e il Mir di Samorì (0,2%). Al centro calma piatta, con il blocco montiano incapace di uscire dalla irrilevanza e accreditato da Spincon di un deludente 12,2%.

Il risultato sarebbe certamente peggiore se in campo non fosse sceso Mario Monti. La sua Scelta Civica riesce infatti a catalizzare l’8,1% dei consensi e risulta largamente la forza più importante della coalizione. Pagano pegno l’Udc di Pierferdinando Casini inchiodato al 3,2% e soprattutto il Fli che scende sotto l’1%, con percentuali impensabili per un partito che vanta la terza carica dello Stato. Fuori dagli schieramenti si muove una galassia di consenso comunque consistente per un sistema che stava faticosamente perseguendo una via maggioritaria e bipolare.

A guidare la pattuglia dei non allineati c’è sempre Beppe Grillo, anche se il suo Movimento 5 Stelle (10,7%) sembra incontrare qualche difficoltà. In primis per le molte polemiche interne al movimento, in secondo luogo per la concorrenza rappresentata da Ingroia e da Rivoluzione Civile che debutta con un convincente 5,6%. In lieve calo, anche se sempre sopra lo sbarramento vitale del 4% ci sono i liberisti di FARE per Fermare il Declino che scendono sensibilmente ma si confermano prossimi ad entrare in Parlamento con il loro 4,5%. Senza speranze di entrare a Montecitorio o Palazzo Madama ci sono i Radicali (1,3%), il Partito Pirata (0,9%), Fiamma Tricolore (0,4%) e il PiN (0,1%).

Per cogliere appieno la portata della svolta impressa a questa campagna elettorale dal Cavaliere, occorre ritornare con la mente a un mese fa. Il 17 Dicembre 2012 Spincon registrava un divario tra i due schieramenti di ben 11,5 punti con il centrodestra fermo al 26,5% e il centrosinistra capace di attrarre circa il 38% dei consensi degli italiani. Questi trenta giorni hanno letteralmente terremotato lo scenario politico nazionale: Berlusconi ha ripreso con convinzione il centro della scena, l’aggregazione centrista guidata da Mario Monti pare non sfondare o comunque non svuotare di consenso il centrodestra e a sinistra la lista di Ingroia toglie voti sia a Grillo che alla componente più sinistra di “Italia Bene Comune”.

Al di là dei travasi tra movimenti, sempre ridotti nel nostro paese e comunque destinati a scemare lentamente con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, c’è il dato dell’affluenza. La ri-discesa in campo di Berlusconi sembra aver galvanizzato nuovamente la base pidiellina e convinto molti tra indecisi, delusi e astensionisti a tornare alle urne per esprimere un voto, forse, utile. In questo scenario di affluenza crescente, il centrodestra che beneficia tradizionalmente di un voto meno “motivato” tende a crescere costantemente a discapito delle altre forze, soprattutto di centrosinistra, che vedono la propria cifra elettorale leggermente diluita.

L’analisi più precisa di alcuni flussi sottolinea comunque la crescente propensione, interna alle coalizioni e destinata a rafforzarsi in campagna elettorale, di ricorrere al voto per i due partiti principali. Pd e Pdl, con i loro enormi difetti, rappresentano comunque l’architrave su cui poggiano le rispettive alleanze e la loro capacità di attrarre consenso risulterà decisiva per determinare il vincitore della prossima contesa elettorale. Una partita che, mai come oggi, appare incredibilmente aperta: se solo poche settimane fa gli analisti ragionavano della Lombardia come il possibile Ohio italiano oggi anche i democratici più ottimisti sono costretti ad ammettere che Berlusconi ha trasformato l’intera penisola in un battleground state.

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