Un sogno diventato incubo

By Redazione

gennaio 15, 2013 politica

Ma chi glielo ha fatto fare a Casini di imbarcarsi nell’avventura montiana con il rischio più che concreto di rompersi l’osso del collo? Da quando il Professore è “salito in politica” l’Udc è precipitato nei sondaggi; ha dovuto sopportare le polemiche sulle candidature “impossibili” di Cesa e Buttiglione, per loro fortuna rientrate, ma al prezzo di esclusioni eccellenti ed ingiuste come quella di Enzo Carra che paga ancora oggi l’arresto, davanti alle telecamere, nell’ambito di Tangentopoli avvenuto vent’anni fa per ordine di Antonio Di Pietro, desaparecido di questa campagna elettorale a beneficio di un altro campione del giustizialismo che lo ha abbondantemente surclassato, l’ex-Pm Ingroia.

Inoltre l’Udc sta perdendo amministratori un po’ ovunque, ma soprattutto nel Napoletano dove cinquantacinque tra assessori comunali e provinciali sono passati negli ultimi giorni al Pdl. E tra abbandoni ed esclusioni forzate, nel partito, quotato al 3,4%, è esplosa una polemica che non si placherà per tutta la durata della campagna elettorale. Dalla periferia, infatti, si accusa Casini di aver pensato soltanto a se stesso e ai suoi intimi, a cominciare dalla cognata blindata in un collegio pur non avendo i requisiti di altri eccellenti “tagliati” o declassati. Soprattutto non gli viene perdonato di aver accettato il “metodo Monti” per selezionare i candidati; uno strano metodo, in verità, che poco s’addice ad una democrazia fondata sui partiti.

Il premier, come si sa, ha affidato ad Enrico Bondi, il risanatore della Parmalat, l’incarico di fare l’esame del sangue ai centristi. Casini, pur di salvare il salvabile, si è adeguato, a patto che venissero sottratti all’indecente gioco della torre il segretario ed il presidente del partito. Ottenuto il ben misero risultato, si è poi accontentato di capeggiare le liste montiane al Senato in cinque circoscrizioni, ed anche questa ingordigia non è stata apprezzata dai suoi. Che poi si sia messo in testa di conquistare lo scranno più alto di Palazzo Madama, magari con l’appoggio determinante ed interessato di Bersani, fa capire ai militanti che l’Udc, dopo le elezioni, può tranquillamente scavarsi la fossa.

Un suicidio, perfetto, insomma. E forse – come si mormora dalle parti dello Scudo crociato – voluto. Non ci azzardiamo ad asseverare questa ipotesi. Fatto sta, comunque, che dopo l’abbraccio con Monti, tutto è cambiato nell’Udc. A cominciare dai rapporti di forza. Offerta la piazza principale dell’aggregazione centrista al premier, Casini (per non parlare di Fini la cui tendenza all’autoannientamento mai riusciremo a capire) si è, insomma, ritagliato uno spazietto sicuro per se stesso, ma assolutamente inadeguato per i suoi sodali i quali, tanto sotto Prodi che sotto Berlusconi, lo hanno seguito senza tentennamenti e, dunque, qualcosa di più si aspettavano.

Bene o male un 6% se lo meritavano. Non avevano però fatto i conti con la politica, la quale ha delle regole inviolabili. La più importante delle quali recita più o meno così: non chiamare a beccare nel tuo cortile chi è più affamato di te. Casini, da vecchio democristiano, non l’ignora, ma se n’è bellamente impipato poiché punta a “contare” con Monti, magari dando una mano a Bersani, piuttosto che restare nel recinto dell’irrilevanza. Il ragionamento potrebbe anche funzionare, a condizione che prenda i voti. E su questa roccia s’infrange il progetto di Casini.

Deve arrivarci alla meta, ma se i cosiddetti “portatori di voti” si defilano, per fare liste magari ben pettinate, come vuole Monti, l’Udc è destinato a rimpicciolirsi, se non a sparire, in quanto molti di coloro che lo votavano riterranno più utile far convergere i loro suffragi sulla lista “civica” del leader della coalizione. Oppure se ne terranno a debita distanza reputando Monti responsabile del l’impoverimento e della recessione. Ecco come muore un partito. Un po’ per l’interesse di una piccola nomenklatura, un altro po’ per la forza di alleati che sono in realtà competitori. Andrà a finire che l’Udc si squaglierà e Monti non vincerà. A Fini, sempre più incupito e solo, non resterà che contemplare un sogno diventato incubo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *