Il popolo del 2 per cento: I Radicali

By Michele Di Lollo

gennaio 10, 2013 politica

Gli obiettivi, le paure, le speranze dei partiti di piccolo cabotaggio, qualche volta alleati in una coalizione con ambizioni di governo, altre impegnate in sfide che sembrano impossibili, come sfuggire a un destino da opposizione. Ci sono i partiti che scelgono la corazzata favorita di Bersani o si mischiano nell’avventura del centro montiano oppure portano acqua e voti alla rincorsa di Berlusconi. Ci sono anche quelli che vanno da soli e sognano di superare lo scoglio del 4 per cento. Notapolitica comincia a raccontare chi sono e dove stanno navigando i partiti per cui le elezioni sono una questione di sopravvivenza. Tocca ai Radicali.

Libertà di coscienza è la spiegazione che i leader radicali danno appena terminato il voto di fiducia in Parlamento. All’ordine del giorno ci sono le autorizzazioni a procedere e gli uomini di Marco Pannella salvano il governo Berlusconi. Astensione.

Oggi si parla di trattative in corso con il Pdl per un’alleanza in vista della prossima tornata elettorale. Si presentano con il simbolo Amnestia Giustizia Libertà e questa è l’ultimo passo di un partito che ha fatto della protesta non violenta il suo cavallo di battaglia e che in politica è sempre stato corteggiato, a fasi alterne, sia dalla destra che dalla sinistra. Questo potrebbe essere il turno del Pdl. Fin dal 1994 Berlusconi e Pannella parlano, si avvicinano prima di allontanarsi di nuovo. Il Cav torna a lanciare nuovi messaggi. Il solito flirt e una poltrona da ministro messo sul piatto. Questo non è un amore pulito, il tradimento del 2008 non si dimentica, ma i vertici del Popolo della Libertà sanno che in questa circostanza non possono fare a meno di nessuno. Se voglio sperare davvero in una vittoria, devono spremere percentuali ovunque sia possibile. Manca poco al voto e la giustizia potrebbe essere la leva ideale per convincere Bonino e compagni ad accettare l’offerta del centrodestra.

Un riavvicinamento a Berlusconi stando alle ultime dichiarazioni non sarebbe fantascienza e le motivazioni che spingono i Radicali verso il Cav sono delle più disparate. Non c’entra solo la vocazione minoritaria o il richiamo ancestrale dell’opposizione. Chi fa parte di questo schieramento è lontano dai pregiudizi della politica e non si tratta nemmeno di semplice trasformismo. Pannella sa che dove ci sono i segni della sconfitta, dove i sondaggi ti danno per spacciato, lì c’è spazio per i Radicali. Vanno dove le loro idee possono diventare un valore aggiunto. E, come detto, nel campo di Berlusconi ogni alleato è ben accetto. Questo vuol dire che possono cavalcare alcune battaglie e contribuire a racimolare voti.

Tocca al vecchio Pannella decidere e si nota dai dibattiti televisivi che i militanti del partito un po’ ci pensano. I Radicali prendono voti sia a destra che a sinistra. Molti dei loro obiettivi sono trasversali. Scopo del partito, come recita lo statuto, è di rafforzare le lotte liberali, liberiste, e libertarie, per avviare la riforma americana delle istituzioni, la rivoluzione liberale e costruire gli Stati Uniti d’Europa. Sono liberisti in economia, favorevoli al mercato e alla libera impresa. Guardano alla scuola di Chicago, alle idee di Milton Friedman per la liberalizzazione di tutti i settori sociali non strategici e per l’abolizione di monopoli e oligopoli. Difendono la concorrenza. I temi etici sono importanti per lo schieramento: dal riconoscimento dei diritti civili, alla legalizzazione delle droghe leggere. Sono favorevoli a una riforma della giustizia che introduca la responsabilità civile dei magistrati e che migliori la vita nelle carceri italiane.

Per questo motivo annunciano un nuovo sciopero della fame e della sete, a meno di un mese dalla fine dell’ultima protesta. In una nota fanno sapere che nonostante la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la situazione in cui sono costretti a vivere i detenuti, poco spazio viene lasciato dai media sul problema. “Non viene permesso ai cittadini di conoscere le ragioni e gli scopi di Amnistia Giustizia Libertà “, affermano.

Qualcuno potrà dire che sono sempre i soliti radicali, che dati alla mano sono più o meno spacciati se scelgono di correre in solitaria. Orbitano intorno all’1,4% (secondo la media dei principali istituti di sondaggi registrati da Notapolitica.it) e per varcare la porta della Camera dei deputati avrebbero bisogno di almeno il 4%. Ma questo di certo non li fermerà.

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