Il popolo del 2 per cento: La Destra

By Michele Di Lollo

gennaio 9, 2013 politica

Gli obiettivi, le paure, le speranze dei partiti di piccolo cabotaggio, qualche volta alleati in una coalizione con ambizioni di governo, altre impegnate in sfide che sembrano impossibili, come sfuggire a un destino da opposizione. Ci sono i partiti che scelgono la corazzata favorita di Bersani o si mischiano nell’avventura del centro montiano oppure portano acqua e voti alla rincorsa di Berlusconi. Ci sono anche quelli che vanno da soli e sognano di superare lo scoglio del 4 per cento. Notapolitica comincia a raccontare chi sono e dove stanno navigando i partiti per cui le elezioni sono una questione di sopravvivenza. È il turno de La Destra.

La Destra è stata dura fin dall’inizio con il governo tecnico. La premiership di Mario Monti ha cambiato le carte in tavola e in questa campagna elettorale sono molte le incognite sul futuro del centrodestra. Al centro c’è il gioco delle alleanze. I simboli che orbitano attorno al Popolo della Libertà sono numerosi e spetterà a Berlusconi scegliere se candidare o meno La Destra nella coalizione. Il futuro parlamentare del partito di Storace dipenderà in larga parte da questo e dai consensi ovviamente.

Lo schieramento viene costituito nel novembre del 2007 a Roma, con un’assemblea che si svolge all’Eur, quartiere della capitale figlio del ventennio fascista. Anche questa formazione, come accaduto per Fli, è il prodotto, questa volta non intenzionale, di una strategia finiana: lo spostamento di An verso il centro. I venti di scissione iniziano a soffiare già nel 2005 quando Francesco Storace manifesta un progressivo distacco per la gestione di An, che non piace a molti esponenti della base. Si parla di deficit democratico. Il leader ha una visione innovativa del partito, vuole mettersi alla prova, andare oltre la svolta di Fiuggi sfondando il tetto del 12%. Afferma che il movimento deve ripensarsi.

Alleanza Nazionale è destinata a spostarsi su posizioni “centriste”, Storace lo capisce e di lì a poco si arriva alla separazione. Alle elezioni del 2008 La Destra, tra mille polemiche, rifiuta l’invito di Silvio Berlusconi a presentarsi in un unico contenitore. Non rinuncia al simbolo e si allea con la Fiamma tricolore, candidando premier Daniela Santanchè. Alle Europee del 2009 si presenta con una lista comune che raggruppa il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo, il Partito dei Pensionati, Alleanza di Centro di Francesco Pionati. Il polo delle autonomie raggiunge il 2,2% ma è fuori, perché la soglia di sbarramento prevista è al 4%.

È in occasione delle regionali 2010 che La Destra si apre per la prima volta a un accordo con il Pdl. Il riavvicinamento si conclude all’inizio del 2011, quando Nello Musumeci viene nominato sottosegretario nel governo Berlusconi. E per la prima volta un uomo del partito ricopre un incarico politico di rilevanza nazionale. Il resto è cronaca. L’attuale linea politica del partito segue quanto deciso nella direzione nazionale convocata lo scorso maggio. Vengono elaborati 10 punti.

Il primo riguarda l’euro e l’Europa. Si rifiuta la moneta unica, vista solo come uno strumento attraverso cui la Bce ha privato gli stati della sovranità monetaria. Si fa il tifo per una doppia circolazione: la lira per gli scambi interni e l’euro per il commercio internazionale. Tutto ciò deve durare fino alla costituzione di un’Unione politica che permetterà la messa in circolazione di una moneta davvero comune. Si passa poi alla lotta alla casta. Si prevedono abbattimento di privilegi e tetti di spesa per ridurre gli sprechi della politica. Dalle auto blu alle inefficienze nella pubblica amministrazione. Poi seguono la lotta all’immigrazione clandestina, allo strapotere di Equitalia, vista come un esattore di stato che miete vittime tra i cittadini.

Per combattere la crisi La Destra propone il mutuo sociale. Un meccanismo che prevede la concessione di prestiti agevolati a tasso fisso (1%), garantiti da un ente pubblico che permetterebbe a tutti di acquistare una casa indipendentemente dal reddito. Altri punti sensibili per il partito sono la lotta al precariato, meritocrazia nelle Università, politiche economiche a sostegno delle piccole e medie imprese. Il vero motore dell’economia del nostro paese. Quali saranno le sorti di questo partito dopo il 24-25 febbraio 2013 resta un interrogativo.

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